Se quella tra Sinisa Mihajlovic e il Milan fosse una storia su Facebook, il suo status sarebbe quello di “relazione complicata”. Colpa dei due passi falsi consecutivi con Sassuolo e Chievo, che hanno fatto cascare nel dimenticatoio due mesi più che positivi, ma soprattutto colpa di un amore mai nato tra il presidente Berlusconi e il tecnico serbo, restio per natura a recitare il ruolo di capro espiatorio che puntualmente il club ritaglia addosso a ogni inquilino della panchina rossonera. I duellanti non sono divisi soltanto da differenze dogmatiche – Sinisa è un pragmatico e bada al sodo, Silvio vorrebbe vincere e convincere anche al Subbuteo – ma anche da caratteri difficilmente compatibili, in particolar modo quando i risultati non sono esaltanti.

I più saggi tra noi continuano a sperare che Berlusconi si renda conto del reale valore della rosa messa a disposizione del tecnico, nettamente inferiore a quella di almeno tre squadre (Juventus, Napoli, Roma) e comunque meno qualitativa rispetto a Fiorentina e Inter: una presa di coscienza che consiglierebbe la permanenza di Mihajlovic in rossonero, per rinsaldare quello che di buono (non moltissimo) è stato fatto quest’anno e proseguire il lavoro di crescita all’insegna della continuità ormai dimenticata. Ma la realtà è che, a meno di un finale di stagione clamoroso, il presidente voterà per un nuovo ribaltone, per affidare la squadra a un tecnico a lui più congeniale dal punto di vista dello stile di gioco – Di Francesco è il primo nome della lista, ma attenzione anche a Brocchi.

La novità è che, secondo il Corriere della Sera, a rischiare non sarebbe più soltanto Sinisa Mihajlovic. L’irrompere sulla scena europea della ricchissima lega cinese ha stravolto le prospettive del mercato in uscita, cosa di cui abbiamo avuto un saggio a gennaio, rendendo possibile la cessione danarosa di giocatori di medio-alto livello che altrimenti avrebbero continuato a pesare sui bilanci societari (Guarin e Gervinho, per dirne due). Nel Milan ci sono diversi profili di questo genere, soprattutto in attacco: è il caso di Luiz Adriano, che potrebbe tornare a interessare il mercato asiatico dopo il fallimento di due mesi fa, ma anche di Jeremy Menez, che ha ammesso di aver ricevuto allettanti offerte dalla Cina. Anche Carlos Bacca potrebbe essere ceduto, ma in questo caso solo in presenza di un’offerta clamorosa, ben superiore ai 30 milioni investiti dai rossoneri la scorsa estate (piace molto a Real Madrid, Bayern Monaco e Chelsea). Menez e Bacca, peraltro, sono i due giocatori bacchettati da Abbiati e Abate al Bentegodi per aver reagito male alle sollecitazioni dei compagni. Dando per scontato l’addio a fine stagione di Balotelli e Boateng, impresentabili per motivi diversi, Adriano Galliani potrebbe trovarsi a ridisegnare quasi per intero un reparto offensivo che finora ha reso, Bacca a parte, ampiamente al di sotto delle aspettative.