Ritorna alla vittoria il Milan, ma della gara contro il Sassuolo c’è poco da salvare se non i tre punti. In vantaggio di un gol (rigore di Bacca) e di un uomo (espulso Consigli) dopo 30 minuti, infatti, il Diavolo contestato si è reso protagonista di una prova sconfortante, probabilmente la peggiore dell’anno, riuscendo a farsi rimontare dal solito Berardi e trovando il gol-partita solo nel finale grazie a Luiz Adriano. Non paga l’azzardo di Mihajlovic, che silura Diego Lopez per il baby Donnarumma, responsabile nel pareggio degli emiliani, e ancora non si vede alcuna traccia di gioco e spirito collettivo, né dei cojones invocati dai tifosi già dal primo minuto. Per ora il serbo è salvo, ma tutt’altro che saldo: il suo Milan gioca peggio di quello di Inzaghi e la differenza la stanno facendo quegli attaccanti di cui Pippo non disponeva la scorsa stagione.

L’atmosfera di contestazione generalizzata nei confronti di tutti i componenti del club, ma di Adriano Galliani in particolare (definito genialmente dalla Sud “un piccione spennato”), non agevola certo il compito di una squadra in totale crisi d’identità, che si trova ad affrontare un avversario come il Sassuolo che, a dispetto di blasone e budget, è al momento di un altro livello, almeno dal punto di vista dell’organizzazione di gioco. Paradossalmente, gli emiliani commettono l’errore che in genere si associa ai grandi club che si trovano a fronteggiare avversari di caratura inferiore: giochicchiano compiacenti, certi che prima o poi la partita si indirizzi naturalmente verso l’esito a loro più favorevole. In effetti, per mezz’ora la squadra di Di Francesco è padrona del campo, ma di fatto non arriva mai a impensierire Gianluigi Donnarumma, gigantesco sedicenne che Mihajlovic, con una scelta al confine tra il coraggio e l’incoscienza, ha preferito al titolare Diego Lopez. Il Milan, dal canto suo, offre ai suoi disperati tifosi un saggio di mediocrità, terrore e inconcludenza degno delle peggiori versioni inzaghesche, e il fatto che il gioco (si fa per dire) della squadra si riassuma interamente nella frase “palla a Cerci” la dice lunga. Ma il calcio è una bestia strana e notoriamente soggetta ai capricci della sorte: e così, al 29’, è proprio l’ex granata a fare quello che si dovrebbe sempre fare quando hai Carlos Bacca in campo, ovvero lanciarlo in profondità. Il colombiano si avventa come un rapace sul filtrante del numero 11, salta Consigli, si guadagna rigore più espulsione ed è glaciale dal dischetto per l’1-0 rossonero.

In linea teorica, l’ambo vantaggio insperato + superiorità numerica dovrebbe finalmente distendere i nervi dei milanisti e consentirgli di assomigliare maggiormente a una squadra di calcio. Speranza vana, la partita continua a farla il Sassuolo. E a inizio ripresa arriva la punizione divina, in tutti i sensi: sia perché la conclusione su calcio piazzato di Berardi è perfetta, sia perché è evidente la colpa del baby Donnarumma, infilato sul proprio palo (53’). Naturalmente sarebbe sciocco prendersela con un sedicenne all’esordio in Serie A, gli strali sono tutti per chi si è preso questo rischio, ovvero il suo allenatore. E Berardi, otto gol in cinque partite ai rossoneri, assume sempre di più la forma di nemesi. Il pareggio del Sassuolo getta ulteriormente nel panico il Milan, incapace di ordire la più rudimentale trama di gioco. Mihajlovic, finalmente, ne azzecca una: fuori Poli e Kucka, obiettivamente inguardabili, dentro Luiz Adriano e Bertolacci. E’ la mossa che cambia la partita: il Milan, ora disegnato secondo un più logico 4-4-2 (l’unico modulo vagamente responsivo per questa rosa) riesce ad alzare il baricentro, approfittando anche del naturale calo fisico degli emiliani, e nel giro di cinque minuti, tra il 74’ e il 79’, riesce a costruire tre grandi occasioni da rete (con Bertolacci e Luiz Adriano, Antonelli e quindi Bacca), cioè molto più di quanto prodotto prima. E alla fine arriva il premio inatteso, sotto forma di capocciata vincente di Luiz Adriano su corner dell’indomito Bonaventura, ancora una volta il migliore tra i milanisti (86’). E’ il gol che regala tre punti probabilmente immeritati ma fondamentali per respirare. Sarebbe finita allo stesso modo se il Sassuolo non fosse rimasto in dieci dopo 30’? Ne dubitiamo. Ed è questo che deve far riflettere Mihajlovic e la dirigenza. Il malato terminale ha aperto gli occhi, ma la convalescenza non è nemmeno cominciata.