Dopo 17 anni il Milan torna a conoscere il sapore della sconfitta nella prima partita dell’anno nuovo, crollando in casa contro l’ottimo Sassuolo di Di Francesco, capace di rimontare l’iniziale svantaggio firmato Poli con Sansone e un capolavoro di Simone Zaza. Un 1-2 incontestabile, per quel che si è visto in campo, che evidenzia una volta di più come il gioco speculativo e privo di vere punte voluto da Inzaghi sia totalmente inefficace quando si tratta di giocare contro squadre meno blasonate.

E dire che la partita si mette subito sui binari giusti per i rossoneri, in gol dopo 9’ di gioco grazie a una zampata sottomisura di Andrea Poli, bravo a capitalizzare con un inserimento da dietro una bella iniziativa di Jack Bonaventura sulla destra. L’immediato vantaggio, infatti, consente al Milan di giocarsela nell’unico modo in cui è capace, ovvero aspettando il Sassuolo e colpendolo di rimessa, visto che di creare pericoli a difesa schierata, giocando senza punte di ruolo, non se ne parla neanche.

Il piano-partita regge una decina di minuti, giusto il tempo perché i neroverdi si rendano conto che l’impresentabile Essien di questo pomeriggio è facilmente attaccabile in pressione alta, e che Rami terzino destro è un invito a nozze per il guizzante Sansone. L’errore che conduce al meritato pareggio emiliano, tuttavia, è di Montolivo, che perde un pallone grondante sangue a metà campo, dando via alla fulminea ripartenza rifinita dal genietto Berardi e conclusa proprio da Sansone, scappato via al numero 13, con un destro secco nell’angolo basso (29’).

Il Milan sbanda, perde ulteriormente le distanze a centrocampo, con un Essien che vaga per il rettangolo come un detrito cosmico alla deriva, e la squadra di Di Francesco ha più volte l’occasione di completare la rimonta, peccando tuttavia nell’ultimo passaggio o nella conclusione (vedi Berardi al 32’). Cara grazia, per i rossoneri ovviamente, che il primo tempo si chiuda sull’1-1.

Ciò che si vede nella ripresa è la sintesi perfetta del paradosso milanista di questa stagione, quello di una squadra in grado di rendersi pericolosa soltanto se attaccata ma del tutto incapace di fare gioco contro un avversario che pensa a difendersi. Il Sassuolo non deve nemmeno faticare a contenere i vaghi sforzi del Milan di riacciuffare il vantaggio, nonostante l’esordio di Alessio Cerci (acclamato, chissà perché, dallo speranzoso pubblico rossonero); anzi, a metà ripresa sono gli emiliani a pescare il jolly: corner basso di Berardi, De Sciglio perde Zaza che con un sinistro tremendo al volo manda il pallone sotto l’incrocio dei pali per il meritatissimo 1-2 neroverde.

A questo punto, coi buoi ormai dispersi nei boschi, Inzaghi si ricorda dell’importanza del centravanti (vero, non politico) nell’economia del gioco del calcio e rispolvera dal magazzino Giampaolo Pazzini, ridisegnando la squadra con un più logico 4-2-3-1. Abbastanza per vedere i primi e unici tiri in porta del Milan (miracoloso Consigli sul Pazzo alla mezz’ora), ma non certo per recuperare un match perso già al momento della lavagna tattica. E il terzo posto invocato dal presidentissimo appare sempre più per ciò che è, una chimera irrazionale.