Arrigo Sacchi, considerato unanimemente il tecnico più rivoluzionario dell’era Berlusconi, si confessa in una bella intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, a cura di Alessandra Bocci, di cui vi proponiamo alcuni estratti nelle prossime righe. Per l’ex allenatore del Milan, artefice di una delle più grandi rivoluzioni tattiche dell’epoca moderna, è impossibile immaginare un Milan senza il Cavaliere: «Io fino a quando non vedo il contratto firmato non ci credo…». Sacchi è stato molte cose nel corso di questi anni, per la società rossonera: l’allenatore-innovatore, certo. Ma negli ultimi tempi anche un prezioso consigliere, al punto che Berlusconi un paio d’anni fa era tornato a offrirgli quella panchina che lo consacrò come uno dei migliori tecnici d’Europa: «Mi chiamò e mi disse: ‘Arrigo, sono convinto che tu debba essere il nuovo allenatore del Milan’. ‘Non ho energia ormai, e non sono il tipo che dice armiamoci e partite’. ‘Ma sei giovane’. ‘Giovane? Ho 68 anni’. ‘Ah, però li porti bene’. Il filo del nostro rapporto non si è mai spezzato. Per me il Milan è Silvio Berlusconi e mi sembra impossibile che debba andare via, che abbia davvero scelto di farlo. Ma a questo punto deve pensare a se stesso e alla sua salute».

Se Arrigo Sacchi dovesse sintetizzare il Milan di Berlusconi con un solo termine, userebbe “bellezza”. Però negli ultimi anni di bellezza se n’è vista davvero poca nella società rossonera. Che sia questo uno dei motivi per cui alla fine l’ex Premier abbia scelto di passare la mano? «Credo che ci siano stati tanti fattori a indurlo a pensare di poter lasciare il Milan. Ma se lo farà, lo farà davvero togliendo una parte di se stesso. Ho visto un uomo prendere tranquillanti per resistere, tanto viveva una partita importante. Era molto coinvolto, sempre. Ha il Milan sotto la pelle, per questo non è facile separarsene». Subito dopo, l’ex allenatore rossonero spiega com’è stato l’impatto di Berlusconi sul calcio italiano: «Il suo avvento nel calcio è stato un evento simile a quello che potrebbe succedere se in uno stagno arriva una valanga. Ribalta tutto. Alla fine degli anni Ottanta era così, era tutto fermo. E Silvio era avanti di parecchio. Tempo fa ho cenato con Rijkaard che mi ha detto: ‘Sa, parlavo con Van Basten l’altro giorno e ragionavamo sul Milan. Eravamo avanti di dieci anni’. E io ho risposto: ‘Ti sbagli, erano venti’. Berlusconi ha portato nel calcio italiano cose inimmaginabili in quel periodo e anche dopo. E il calcio italiano lo rimpiangerà. Lo rimpiangeranno tutti, anche quelli che per anni non hanno capito o hanno fatto finta di non capire l’impatto delle sue idee su un calcio immobile».

Sacchi insiste, per lui «Berlusconi e Galliani hanno portato avanti il calcio italiano. C’è chi non vuole ammetterlo, ma certe cose non si possono dimenticare. Anche quelli che hanno minimizzato la portata delle novità se ne renderanno conto. La missione era vincere, convincere e divertire. Come ho detto a Marotta, alla Juve mancano due verbi: a loro basta vincere». Anni indimenticabili anche per lui, dunque, che hanno lasciato un segno indelebile nel calcio italiano.