Nel lussuoso Monday Night prenatalizio, Milan e Roma danno vita a una delle sfide più emozionanti della stagione, un 2-2 deciso dalle reti di Destro e Strootman (su rigore) per i giallorossi, e di Zapata e Muntari per un Diavolo finalmente mai domo; ma, alla fine di questi 90’ vissuti pericolosamente, a ridere fragorosamente è la Juventus, che si trova con un capitale di 5 punti di vantaggio, in attesa del match dell’Epifania, proprio contro la squadra di Garcia.

A sorpresa, Garcia lascia fuori sia Totti che Florenzi, scegliendo Destro e Ljajic per far compagnia a Gervinho. Poco male per i giallorossi, perché i concetti rimangono inalterati, gli attaccanti svariano che è un piacere e i centrocampisti s’inseriscono come lame nel burro. Da manuale l’azione che porta al vantaggio ospite: Ljajic si accentra e pesca col tempo giusto il rimorchio di Strootman, che con un rasoterra di pura memoria serve il liberissimo Destro per l’appoggio in rete a porta praticamente sguarnita. Ljajic, Strootman, Destro: tre che, nei sogni umidi di Galliani, avrebbero dovuto giocare dall’altra parte. La Roma è bella e padrona, ma commette l’errore di non uccidere subito il Milan, rattrappito nel 4-4-1-1 con cui Allegri ha prudentemente scelto di affrontare la gara. I rossoneri passano senza altri danni i primi 25’ e, quasi al primo affondo, alla mezz’ora impattano. Gran merito va a Emanuelson, forse alla sua miglior recita da tre anni a questa parte, che si procura un corner con un numero d’alta scuola (doppio dribbling su Maicon e conclusione deviata da De Sanctis): dalla bandierina va Kakà, Muntari spizzica, la testa di Zapata incorna, ma è il ginocchio di Zapata a realizzare il buffo quanto importante gol dell’1-1. La reazione giallorossa è veemente e nei 3’ successivi la Roma sfiora due volte il vantaggio: con una zampata di Bradley a porta vuota, con la palla che gira sulla linea prima di essere calciata lontano da Bonera, e con una volata di Gervinho, favorito da uno scivolone di De Sciglio, sul quale Zapata si produce in un impressionante recupero alla Franco Baresi (photo by InfoPhoto e scusate per la blasfemia).

Nella ripresa, il Milan si ripresenta in campo con Gabriel al posto di Abbiati, colto da un lieve malore negli spogliatoi. La differenza si vede, eccome se si vede: dopo 7’, il portierino brasiliano sbaglia completamente i tempi d’uscita e ara Gervinho al suolo all’altezza del lato corto dell’area, ovvero in una zona tutto sommato innocua. Rigore inevitabile che Strootman trasforma gelidamente. Per il Milan, il match assume i contorni di una cordigliera da scalare senza equipaggiamento: perché questa Roma non ha mai subito più di un gol in una singola partita, perché questa Roma in contropiede può farti a fette, soprattutto ora che in campo c’è anche Francesco Totti. In effetti, solo un paio di provvidenziali recuperi di Emanuelson e Bonera impediscono a Gervinho e compagnia di chiudere subito la pratica. Ci si mette anche Rocchi, che sorvola su uno scontro volante tra Dodò e Kakà che, a parti invertite, avrebbe fatto gridare al Bilderberg. L’arbitro fiorentino fa imbestialire i rossoneri anche quando decide di evitare un giallo a Maicon, salvo poi appiopparlo un minuto dopo a Kakà per un fallo analogo. Gli animi si fanno roventi, ma a giovarne, sorprendentemente, è proprio il Milan, già diventato più offensivo dopo l’ingresso di Matri per Poli. I padroni di casa alzano il ritmo, la Roma sbanda e al 32’ capitola: Kakà trova Balotelli in area, il bresciano, per una volta, decide di non lasciarsi cadere e serve un pallone d’oro che Muntari aggancia col sinistro e scarica in rete con il destro. Match ribaltato, perché a questo punto il Milan ci crede e Balotelli spaventa De Sanctis prima con un destro a lato e poi con una punizione potente ma centrale. Gli ultimi 10’, recupero compreso, sono di fatto una partita di basket senza schemi, ogni azione corrisponde a un tiro, con Balotelli che si divora il 3-2 al 92’ e Gervinho che concede il bis all’ultimo istante. Finisce 2-2, risultato giusto che non scontenta nessuno, men che meno la Juve.