Sarebbe chiedere a Mihajlovic se Dante aveva previsto qualche contrappasso particolare per gli indegni, perché, nel caso, è in quel girone che i tifosi del Milan spedirebbero volentieri i loro giocatori, a cominciare da Mario Balotelli. La feroce contestazione della Curva Sud nei confronti di buona parte della squadra e di Adriano Galliani è il tema portante del pomeriggio di San Siro, a tal punto che il 4-2 con cui il Parma si sbarazza degli uomini (la curva non sarebbe d’accordo) di Seedorf, in 10 per quasi tutto il match, passa paradossalmente in secondo piano; e, se vogliamo, non ci può essere immagine più convincente per riassumere uno dei punti più bassi dell’ultimo quarto di secolo milanista.

Atmosfera plumbea, dicevamo, quella che accoglie all’ingresso in campo i giocatori rossoneri, già contestati durante l’arrivo allo stadio: la Curva Sud vuota in segno di protesta, coi suoi abituali inquilini traslocati appena più sopra, pronti a scaricare sulla squadra tutta la rabbia trattenuta a fatica nel corso degli ultimi mesi. Degna appendice di un prologo tanto inquietante, l’inizio gara del Milan è traumatico: dopo 5’ Schelotto, che di nome non fa Cristiano, prende d’infilata Emanuelson e costringe Abbiati all’uscita disperata che gli costa rigore e, per la solita regola draconiana che non sarà mai troppo tardi eliminare, cartellino rosso. Fuori Essien per Amelia, ma dal dischetto l’ex Cassano è perfetto: Parma in vantaggio. L’aria si fa ancora più pesante e i tifosi iniziano a fare nomi e cognomi di chi intendono salvare dalla gogna (per la cronaca: Kakà, Montolivo, Bonera, Poli, de Jong, Abate, De Sciglio, Abbiati, Pazzini e Seedorf), invitando gli altri a levarsi dalle gonadi quanto prima. Compreso Balotelli, ovviamente, contro cui si riversano la maggior parte dei cori contro, a pari merito con Adriano Galliani. Ce n’è per tutti: per Robinho (“pezzo di merda”) a Raiola (“portaci tua madre”), mentre si rispolvera il glorioso nome di Franco Baresi, come se potesse servire per esorcizzare questo miserabile Diavolo. In tutto questo, la partita va avanti senza grandi scossoni, con un Parma quasi imbarazzato nel voler infierire su un avversario inesistente e la squadra di Seedorf, spaurita e in inferiorità numerica, che abbozza perfino qualche giocata offensiva, centrando un palo con Balotelli (17’), ma rischiando in almeno 4-5 circostanze di incassare il raddoppio (comico un tentativo di autorete di tacco di quel monumento alla presunzione di Mexes al 41’).

Il raddoppio di Antonio Cassano, a inizio ripresa, sembra indirizzare definitivamente l’esito di un incontro mai nato, ma 3’ più tardi Adil Rami, appena entrato in campo al posto di un fischiatissimo Emanuelson, trova l’inzuccata del 2-1. Seedorf butta dentro anche Pazzini per Bonera e il Milan, forse anche agevolato dall’allentarsi acustico della contestazione, va alla caccia del pareggio. Paradossale ma vero, perché il Parma si ritira frettolosamente a difesa di un vantaggio ottenuto senza quasi faticare; e perché, dai e dai, alla fine il pareggio arriva davvero: con un rigore dell’uomo più bersagliato, Balotelli, per fallo molto dubbio di Obi su Montolivo. Ma basta un’accelerazione di Schelotto (che continua a non chiamarsi Cristiano) e un colpo di tacco in grande stile di Amauri, subentrato a Cassano, per ristabilire immediatamente le distanze. Il Diavolo getta la spugna (si fa male anche Abate), nel recupero Biabiany regala un altro poker a Seedorf dopo quello del Calderon. Finisce male, malissimo. Come nel maggio del 1998, la prima contestazione dell’era Berlusconi: si giocava Milan-Parma, sugli spalti campeggiavano striscioni come “Meglio la Bindi amante che Galliani dirigente”, “Capello vattene”, “Maldini non sei un capitano”, e in campo il migliore fu un certo Roberto Donadoni. Tanti punti di contatto e una differenza: le macerie su cui il Milan poté ricostruire nel 1998 si chiamavano Costacurta, Maldini, Weah, Boban, Leonardo, Albertini, etc.