Doveva essere la partita della svolta rossonera, per il Milan: è stato un massacro, una tonnara, nonché ovviamente un trionfo, se vista dall’altro lato. Trascinata da un Lorenzo Insigne magnifico, un assist e due gol, la squadra di Sarri impartisce una severissima lezione di gioco all’inesistente guazzabuglio rossonero di Mihajlovic, rifilandogli quattro sberle (e sono state anche poche, per quanto si è visto in campo), affondando qualunque tipo di ambizione sensata dei milanisti e, naturalmente, rilanciando prepotentemente le proprie, di quotazioni. Anche in ottica scudetto, certamente: perché il Napoli è in crescita esponenziale, gioca splendidamente, ha il miglior calciatore del campionato (Higuain), una panchina lunga e un tecnico che sa esattamente cosa chiedere ai propri giocatori.

Quasi non ci si crede, in retrospettiva, che Milan e Napoli siano arrivate a questa partita con gli stessi punti in classifica (colpa più che altro dei partenopei, che ci hanno messo un paio di settimane di troppo prima di assimilare la filosofia di Sarri), perché il campo ci ha detto che al momento queste due squadre appartengono a due mondi diversi. Anche i presunti punti di contatto – attacchi forti e difese deboli – hanno rivelato distanze insormontabili: Higuain e Insigne hanno fatto fare la figura dei mestieranti a Bacca e Luiz Adriano (oggi inguardabili di loro), mentre Zapata ed Ely non avevano bisogno di contraltari per mostrarsi in tutta la loro inadeguatezza. Sintomatico che siano loro due ad aprire e chiudere le danze: il primo, propiziando al 14’ con uno sciagurato palleggio il primo gol azzurro, rifinito dal delizioso Insigne e firmato da Allan (migliore in campo nel primo tempo); il secondo, deviando nella propria porta al 77’ la rete della staffa, ovvero dello 0-4 (due partite da titolare per lui: un rosso dopo 38’ e un’autorete).

In mezzo è stato un lungo monologo azzurro. La squadra di Mihajlovic ha reagito in qualche modo dopo l’immediato svantaggio, ma la manovra offensiva stenta a decollare per l’atavica penuria di fantasia: Bonaventura, peraltro l’unico a salvarsi, è ovunque ma sbaglia sempre la scelta in fase di ultimo passaggio, mentre Bacca e Adriano non hanno tra le loro qualità quella di crearsi il tiro autonomamente. A dire il vero il brasiliano ce l’avrebbe pure, una palla buona, ma sul bel cross di Bertolacci arriva col passo sbagliato e devia goffamente a lato da ottima posizione (24’). Il Napoli gigioneggia sornione, confidando sul crescente nervosismo degli avversari, ma ha la colpa di non affondare il coltello come dovrebbe in contropiede – almeno tre le ripartenze in superiorità numerica sciupate dagli uomini di Sarri. Colpa che viene espiata alla grande nella ripresa. Bastano tre minuti per mandare al tappeto il Diavoletto nudo di Mihajlovic, tre minuti di tiqui-taka purissimo, conditi da uno straordinario uno-due in velocità tra Insigne e Higuain, con l’esterno napoletano abile a chiudere sul palo lontano, mentre De Sciglio e Zapata fingono di essere due sequoie piantate lì secoli prima. Sul 2-0 il Milan si sbriciola come una di quelle mummie riportate troppo sbrigativamente alla luce, e con esso si sbriciolano tre mesi di parole, propositi, promesse. Una gemma di Insigne al 68’, con la preziosa assistenza di un Diego Lopez in dormiveglia, e la già citata autorete di Ely servono a trasformare il punteggio in una mattanza, e in realtà avrebbero potuti essere molti di più per un Napoli travolgente quanto spettacolare. Ecco, l’unico errore che potrebbe fare il club partenopeo è proprio questo: sopravvalutare questa vittoria, sentirsi già arrivati. Perché, va detto, del Milan stasera non c’è stata alcuna traccia: né gioco, né qualità, né voglia, né orgoglio. Nulla, come se l’anno zero da queste parti non iniziasse mai per davvero e la decadenza, al contrario, fosse irreversibile. E anche l’alibi dei giocatori inizia a traballare: Sinisa dovrà cominciare a risponderne in prima persona. Poi, chissà, un giorno toccherà anche a qualcuno che siede un po’ più in alto di lui, in quello che una volta era il tempio inviolabile di San Siro.