Cosa mai ce ne può fregare del fatto che il Milan ha battuto la Lazio ben oltre il punteggio finale, completando così una rimonta senza precedenti, iniziata proprio all’indomani della gara di andata contro i biancocelesti, portandosi dal quintultimo al terzo posto con un bottino di 41 punti in 19 partite – cosa mai può fregarcene, dicevamo, quando c’è la possibilità di battere i piedi, buttare a terra il piatto con la pappa e strillare come poppanti isterici sulle presunte malefatte dell’arbitro Rizzoli?
In un paese normale, non malato di complotti e autoassoluzioni, un match come quello di San Siro dovrebbe essere derubricato come un cappotto tecnico senza discussioni. Certo, l’espulsione di Candreva dopo 15’ (foto by InfoPhoto) ha sicuramente condizionato una gara che, in ogni caso, il Milan stava già dominando ampiamente. D’altra parte, una mente non adombrata ammetterà senza troppe difficoltà che la valutazione dell’episodio era complicata – esattamente come era complicato stabilire se il fallo su El Shaarawy fosse dentro o fuori area. E invece, con mio sincero stupore, c’è chi afferma con insopportabile spudoratezza che Rizzoli ha fatto bene a non fischiare il rigore (come si fa a sostenere una cosa del genere, quando il replay mostra che quasi certamente il fallo è avvenuto sulla linea, cioè in area?) mentre ha fatto male – peggio, ha fatto apposta – a espellere il giocatore laziale.
In quale spelonca cerebrale si nasconde il talento di sdoppiare la realtà in modo così platealmente disonesto? Se un’azione è troppo veloce per consentire all’arbitro di essere infallibile nella valutazione X, ciò deve valere anche per la valutazione Y. Non c’è altra strada.
Con ogni probabilità, Rizzoli avrebbe dovuto fischiare il rigore e limitarsi ad ammonire Candreva: ma a velocità normale l’errore è ammissibile. Ciò che non è ammissibile, e non lo sarà mai, è che la presa diretta venga usata per sdoganare un potenziale errore e non per sdoganarne un altro, per giunta nella stessa azione. Inaccettabile.
Per non parlare poi del fatto che la Lazio avrebbe potuto trovarsi in 10 uomini e sotto di un gol già dopo 2’, se lo stesso Rizzoli avesse visto un fallo da rigore di Marchetti in uscita bassa su El Shaarawy. Ma, siccome il retropensiero forcaiolo attecchisce solo su certi tipi di terreno, allora questo episodio lo si fa passare in cavalleria. Mentre, chiaramente, il Grande Inquisitore torna a farsi sentire quando si tratta di giudicare il fallo dello stesso Faraone (sempre lui, poverino) su Pereirinha in occasione del primo gol di Pazzini. In questo caso, l’errore è inappellabile come la sentenza di morte.
Ora, siamo d’accordo, amici del Corriere dello Sport, che anche voi tenete famiglia, che dovete rispondere ai vostri lettori (concentrati in zone diverse da Milano e dal nord Italia), e che dopo aver fomentato una campagna anti-Rizzoli per tutta la settimana, con la speranza di dirottarlo lontano dal San Paolo, ora vi trovate nella situazione di dover proseguire sul medesimo tracciato. Lo capisco benissimo. Ma a tutto c’è un limite.

AC Milan 3-0 Lazio di fasthighlights-2012