Le pagelle commentate di Milan-Juventus 0-2

ABBIATI 6.5: si guadagna un buon voto con una gran parata d’istinto su Lichtsteiner in avvio di gara. Senza colpe sui gol

ABATE 6: da quando non è più titolare ci mette perfino più cuore e fiato di prima, fornendo a Taarabt, con le sue sovrapposizioni a tappeto, un appoggio puntuale sulla fascia. Il guaio è che tutto ciò che puoi attenderti da quel dannato piede destro è qualche cross sbilenco diretto verso la terra di nessuno

RAMI 5: è sua la svirgolata di testa che libera Marchisio nell’azione che porta all’immeritato, fino a quel momento, vantaggio bianconero; classico esempio di come un errore, nemmeno così capitale, possa costarti una valutazione negativa pur nel contesto di una performance di grande sostanza

BONERA 6: come il compagno di reparto, sfodera una prestazione tutto sommato buona contro la coppia d’attacco più forte del campionato. Lascia troppo spazio a Tevez in occasione del raddoppio dello scatenato Apache

EMANUELSON 5.5: nel primo tempo, l’azione del Milan parte da lui per necessità, visto il pressing alto dei bianconeri su Montolivo. Bene quando si tratta di supportare la fase offensiva, mentre quando c’è da difendere permangono limiti strutturali e di attenzione che difficilmente potranno trovare una soluzione

MONTOLIVO 6.5: primo tempo gladiatorio e pieno di cose buone su entrambi i lati del campo. Cala alla distanza, fino alla strana sostituzione con Honda a metà secondo tempo

(HONDA 5: non siamo più severi solo perché fa il suo ingresso a partita già incanalata. Qualcosa dev’essersi perso in sede di traduzione dall’italiano al giapponese, perché entra in campo come se Seedorf gli avesse chiesto di occuparsi di ricevere gli ospiti per il rinfresco. La posizione di mediano non gli si addice, d’accordo, ma mai quanto quella maglia sulle spalle)

DE JONG 6.5: azzera Pogba per oltre un’ora, poi quando gli mettono Honda accanto il suo lavoro di setaccio diventa molto meno efficace

TAARABT 7: funambolo che corre come un mediano, crea costantemente superiorità numerica e offre palloni illuminanti per i compagni, che purtroppo concretizzano poco. Interessante notare come la qualità del gioco del Milan trascolori non appena il marocchino inizia ad ansimare per la fatica. Comunque, ce ne fossero

(ROBINHO 5.5: pochi minuti in campo, giusto il tempo di centrare una traversa a porta vuota da tre metri e non perdere confidenza con il non-gol)

POLI 6.5: eccellente il suo lavoro di francobollatura su Pirlo (quando esce se ne accorgono tutti, soprattutto il bresciano), bravo negli inserimenti, ma ha sulla coscienza due occasioni clamorose sciupate nel primo tempo. A inizio ripresa, fiondandosi con coraggio e ardore su un cross dalla sinistra di Kakà, inzucca un pallone che esce di poco e soprattutto la capoccia dura di Caceres, finendo il match al Niguarda

(SAPONARA 5: non ha avuto molte chance quest’anno, d’accordo, e non solo per colpa sua, fatto sta che non ne ha sfruttata una. Lento e molliccio, dal suo ingresso in campo Pirlo gode di una tale libertà da permettersi perfino di azzopparlo a tempo perso)

KAKA 6: parte da sinistra per poi accentrarsi, è l’uomo più pericoloso del Milan nel primo tempo, ma quando sulla sua strada non trova Buffon trova Bonucci sulla linea di porta. Gioca con grande umiltà e dedizione, compensando almeno in parte quel passo che non c’è più. Meno continuo e lucido nella seconda frazione, ma è anche comprensibile

PAZZINI 6.5: la maschera gli dona un’aura da wrestler: domina il primo tempo su Bonucci, calamita ogni pallone che arriva dalle sue parti e apre varchi invitanti per i trequartisti. Meno stimolato nella ripresa, quando tutta la Juve cresce e il suo marcatore inizia a prendergli le misure, non smette mai di sbuffare su ogni pallone. Unica macchia, non è quasi mai pericoloso, ma va detto che non è il tipo di attaccante che può crearsi il tiro facilmente senza l’ausilio della squadra

SEEDORF 6: come contro l’Atletico Madrid, il Milan visto contro la Juventus produce più di quanto atteso e ottiene meno di quanto meritato, ma esclusivamente per un discorso di limiti individuali. Per ciò che concerne il lavoro dell’allenatore, dobbiamo ammettere che si sono bruciate le tappe: nelle intenzioni e nella pratica, almeno finché regge il fiato, la sua squadra ha assunto una fisionomia molto diversa da quella di Allegri, gioca un calcio propositivo, aggressivo e veloce, e con un incursore in più (Poli) e un trequartista in meno (Honda) è arrivato anche l’agognato equilibrio. Come detto, questa sera la perde perché la Juve ha campioni, e quella malizia, che il Milan non ha, ma per oltre un’ora i rossoneri hanno giocato anche meglio dei bicampioni d’Italia. Piuttosto cervellottico l’inserimento di Honda per Montolivo: ha sbilanciato ulteriormente una squadra già con la lingua a penzoloni e l’ha esposta a un passivo ancora più pesante che, francamente, non avrebbe proprio meritato. Resta da risolvere il dilemma Pazzini/Balotelli: con il primo la squadra gioca meglio ma è meno pericolosa, con il secondo fa più fatica ma ha più soluzioni offensive

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