C’era una volta Milan-Juventus, la classica attorno alla quale ruotavano i destini del calcio italiano e, in un’unica, leggendaria occasione, europeo. Sono passati nove anni e mezzo, 114 mesi, da quel 28 maggio 2003 in cui le squadre che furono di Ancelotti e Lippi, Shevchenko e Nedved, Maldini e Del Piero, si sfidarono sul campo aperto di Old Trafford per piantare la propria bandiera nel cuore del calcio continentale. La finale di Manchester, per quanto inferiore come evento alle aspettative che la precedettero, rappresentò l’apogeo del ventennale dominio italiano in Europa e, al tempo stesso, il suo atto terminale.

Dieci stagioni dopo, dell’antica gloria rimangono solo le vestigia. La Juventus ha conosciuto la capitolazione e il saccheggio, le forche caudine della Serie B e i patimenti di un medioevo durato più dell’accettabile, per un ambiente abituato alla vittoria. Il Milan non è crollato di schianto, ma i confini del suo impero sono andati gradualmente disgregandosi e ora le sue insegne sono state ritirate entro i confini urbani. E così, quello che per un decennio è stato un duello globale, ora si è ridotto a poco più che una guerricciola comunarda.

Guerricciola,  sia chiaro, con precise gerarchie, come peraltro testimonia il distacco-record di 17 punti al primo incrocio. La Juventus sarà ancora lontana dallo schiacciasassi degli anni Novanta, ma è una squadra già di livello europeo: come organizzazione, solo Barcellona e Borussia Dortmund le sono evidentemente superiori. Ha il centrocampo migliore d’Italia per distacco, una difesa solida (benché individualmente non eccelsa) e una volontà ferrea. Se avesse anche un attaccante di livello mondiale, il campionato non sarebbe nemmeno iniziato. Di contro, solo in queste settimane il Milan sta faticosamente emergendo dalla palude mefitica in cui si era perduto dopo la tragica estate 2012. Finalmente s’intravede un’idea di gioco, anche se ancora embrionale, la condizione è in crescita (le squadre di Allegri vanno a gasolio) e l’esplosione del capocannoniere El Shaarawy ha parzialmente colmato il cratere lasciato da Ibrahimovic. Ma la distanza dai bianconeri esiste, è notevole e non rimediabile nel breve periodo.

Pronostico blindato, dunque, ma con juicio. Le certezze di Conte, che sono tante, non lo mettono al sicuro da eventuali sorprese. Seppur disomogeneo, i rossoneri hanno talento offensivo forse perfino superiore a quello degli avversari e le recenti incursioni di Silvio Berlusconi a Milanello hanno contribuito al risveglio emotivo di un gruppo che sembrava ormai rassegnato alla mediocrità. Forza, autostima, classifica: l’ordine naturale delle cose vuole il successo bianconero; eppure, si sa, non c’è sport più anarchico del calcio.