Il Milan piomba nel caos. In campionato fatica a ingranare la marcia e una nuova minaccia imperversa sul fronte societario.

Traballa la panchina di Montella

Doveva essere la stagione della svolta. Ma finora i rossoneri viaggiano sui ritmi di un anno fa. Dopo 7 giornate hanno lasciato per strada un punto (12 contro 13), incassato gli stessi gol (10) e segnato due gol in meno (10 contro 12). L’ultima sconfitta rimediata per opera della Roma ha messo ulteriore pressione agli uomini di Montella. Che al rientro affronteranno il derby, forse già decisivo per la conferma o meno del tecnico.

Passo indietro dei finanziatori?

Bollente è anche però il clima societario. In programma per mercoledì 18 ottobre il Congresso del partito comunista cinese, pronto, secondo Libero, a imporre nuovi blocchi agli investimenti esteri. Il governo cinese starebbe per chiedere ai fondi Huarong e Haixia, che hanno supportato Yonghong Li nell’acquisizione del Milan, di far rientrare le cifre versate, pari a circa 200 milioni. Indiscrezione che, se trovasse conferma, rappresenterebbe un altro duro colpo. La nuova proprietà non ha infatti ancora saldato il debito con Elliott, 320 milioni da rimborsare entro fine ottobre. Perciò, sempre il quotidiano, ipotizza che il club finirebbe al fondo statunitense, qualora Li non trovasse nuovi finanziatori. E in tal caso la società verrebbe rimessa in vendita.

Situazione finanziaria poco salda

Forbes scrive a sua volta che Li non avrebbe a disposizione le risorse illimitate di Chelsea, Manchester City e Paris Saint-Germain. Strategie tutte mirate a raggiungere quanto prima la qualificazione in Champions League e aumentare così esponenzialmente i ricavi. Ma, a differenza dei tre club sopra citati, la situazione finanziaria del Milan non è altrettanto salda ed ora gravano pure le regole del Fair Play Finanziario. A novembre è fissato in agenda un incontro fra Marco Fassone e l’UEFA, per trovare un accordo.