Vatti a fidare degli amici. I sogni scudetto dell’Inter di Roberto Mancini vanno irrimediabilmente in frantumi nella serata peggiore, quella del derby: è Sinisa Mihajlovic che issa la sua bandiera sulla Madonnina, rifilando al compare di lungo corso tre schiaffoni sonori che fanno male, maledettamente male. Di Alex nel primo tempo e di Bacca e Niang nella ripresa le reti rossonere, per un 3-0 più largo di quanto abbia in realtà detto il campo, ma che fotografa bene il momento delle due squadre: ovvero un’Inter sbilanciata, nervosa e anche sfortunata (rigore sbagliato di Icardi sull’1-0) contro un Milan ordinato, sereno e implacabile quando c’è stato da colpire al cuore. E per un Mancio che vede evaporare il miraggio tricolore, c’è un Sinisa che vede spuntare all’orizzonte le guglie della zona Champions League, sempre lontane ma ora non più irraggiungibili.

La partita

Mentre Mihajlovic conferma in blocco la sua formazione-tipo, Mancini prova a risolvere la sterilità offensiva che attanaglia i suoi confidando nelle qualità taumaturgiche del neoacquisto Eder e schierando una formazione sorprendentemente sbilanciata in avanti: fuori Melo e Kondogbia, dentro Perisic e Jovetic a far compagnia all’oriundo e a Ljajic, in un 4-2-4 che suona come una dichiarazione di intenti. E l’inizio di gara sembra dar ragione al coraggio del Mancio, visto che nel giro di 8’ Eder scappa via per due volte dalla marcatura di Romagnoli: e se nel primo caso ci mette una pezza Alex, chiudendo sul cross dell’ex blucerchiato, sulla seconda occasione è lo stesso Eder che svirgola clamorosamente di testa da pochi passi un cross al bacio di Juan Jesus. Il Milan, comunque, non sta a guardare e al 16’ va a un passo dal gol: imperiosa penetrazione centrale di Kucka, imprendibile per Brozovic, palla a destra per Honda e cross immediato sul quale Handanovic è super nell’anticipare Niang a tre metri dalla linea di porta. La gara prosegue su ritmi elevatissimi, favoriti anche dall’arbitraggio permissivo (fin troppo, soprattutto nei confronti dei nerazzurri) di Damato, e benché la qualità in campo non sia degna della storia di questa sfida, lo spettacolo è comunque gradevole. L’Inter dà l’impressione di poter far male, ma chi assesta il primo sganassone è il Milan. Honda arriva in ritardo di un soffio su un cross di Abate dalla destra: poco male, perché sul corner susseguente è lo stesso giapponese a disegnare una parabola perfetta sulla quale svettano i 188cm di Alex, che travolge Santon e firma il gol dell’1-0, in modo curiosamente simile alla celeberrima rete di Hateley del 1985 rievocata dalla Curva Sud nella coreografia pregara. E il fatto che si tratti del primo gol di testa incassato dalla banda Mancini in tutto il campionato concorre a rendere merito alla prodezza del centrale rossonero. La reazione dell’Inter latita, e ci vuole un’uscita avventata di Donnarumma – presagio di quanto accadrà nella ripresa – a far venire qualche brivido a Mihajlovic, con Juan Jesus che per poco non segna dalla trequarti.

Dicevamo di Donnarumma. Il portierino è capace di parate da fenomeno e di scivoloni da 16enne, d’altra parte lui è entrambe le cose, basti guardare ciò che succede al 5’ del secondo tempo. Appoggio all’indietro di Alex, svirgolata goffa di Gigio, in genere molto abile coi piedi, che poi si schianta contro Eder accorso sul pallone vagante. Damato indica inizialmente il dischetto del rigore, ma il giudice di porta, per una volta, si rende utile, facendo notare all’arbitro che sul pallone è arrivato prima il portiere. Roberto Mancini non ha la moviola e non manda giù la retromarcia: proteste furibonde ed espulsione, con tanto di dito medio rivolto agli spalti. La partita si incendia ulteriormente e il metro arbitrale non contribuisce alla distensione degli animi: i nerazzurri, nervosi, picchiano e Damato, in crisi di compensazione, lascia correre. L’Inter ci prova ma non riesce mai a creare pericoli, e così dalla tribuna Mancini ordina l’ingresso in campo del grande escluso, Maurito Icardi, al posto della grande delusione, Stevan Jovetic. Passano 5’ e mister Nara fa quello che deve fare un centravanti: si libera della marcatura di Alex, costringe Donnarumma al miracolo ed evidenzia con astuzia un contatto veniale con lo stesso difensore brasiliano, convincendo Damato a scaricarsi la coscienza e a fischiare il rigore, tra le proteste dei rossoneri. Ma quando non è giornata non è giornata: tira Icardi, Donnarumma non si muove, palla sul palo (25’).

Qui la partita svolta definitivamente: l’Inter si disfa come un castello di sabbia sotto l’avanzare della marea, il Milan (per una volta) nella parte della marea. E al 28’ è Bacca che cala la ghigliottina, bruciando Miranda con un movimento alle spalle e impattando al volo lo splendido cross di Niang: 2-0 e Inter al tappeto. Il colombiano è un crotalo: non tocca un pallone fino a che non è il momento di buttarlo dentro. La partita è finita ma non per il cronometro, ed è il guaio peggiore per i nerazzurri, perché il Milan di questa stagione non può permettersi di sprecare una rara occasione di gioia. E infatti, altri 4’ e Niang timbra il tris, sfruttando al meglio un gran numero di Bonaventura e il deserto gelido che è diventata la retroguardia interista. Entra anche Balotelli, che si becca l’ovvia ammonizione dopo cinque secondi e dopo 2’ costringe al miracolo Handanovic, subito dopo spaventato da una sberla di Kucka dalla distanza. Il finale è una lunga passerella trionfale per i rossoneri, che regalano ai propri tifosi la serata più bella da almeno tre anni a questa parte. E’ più che mai la vittoria di Mihajlovic, che è entrato nella tempesta al timone di una bagnarola e ne è uscito con un solido mercantile, che non navigherà per gli esotici Mari del Sud ma al porto più vicino ti conduce sano e salvo. E, al contempo, è più che mai la sconfitta di Mancini, che perde tutto, Coppa Italia e sogno scudetto, nel giro di pochi giorni, per mano delle avversarie di sempre. Ora gli obiettivi andranno ripensati, o meglio, ridimensionati in corsa, e l’impressione è che non sarà per nulla facile.