In occasione dell’assegnazione del Guldbollen a Stoccolma, il pallone d’oro svedese, un riconoscimento prestigioso al quale uno come Zlatan Ibrahimovic risulta pluriabbonato (si tratta del decimo vinto in carriera, il nono consecutivo), l’asso svedese ricorda in un’intervista pubblicata sulla Gazzetta dello Sport il primo Guldbollen vinto: “Ricordo quando vinsi la prima volta. Fu un grande momento, ma non ero contento: volevo vincere ancora“.

Sognando di vincere qualcosa di importante proprio con la sua Svezia, che a brevissimo termine sarà impegnata nei playoff di qualificazione per gli Europei di Francia 2016 contro la Danimarca in un derby tutto scandinavo, Ibra confessa alla Gazzetta amori professionali, nostalgie, ambizioni, desideri di tutta una carriera, nella quale emerge anche un profondo amore per Milano e per una pallida anche se non improbabile ipotesi di tornare a vestire la maglia rossonera.

“L’estate scorsa c’è stata un’offerta concreta del Milan. Se io avessi detto sì, avremmo fatto l’affare. Ma non siamo mai arrivati fino a quel punto, non era quello che volevo. Però ero grato al Milan. Per me è il club più grande in cui abbia mai giocato. E io ho giocato in tanti club importanti. Ma il Milan non ha paragoni: come lavorano, l’organizzazione… E poi che squadra fantastica avevamo”.

E ancora su Milano: ”San Siro, la città, la gente, la lingua: ho ricordi bellissimi. L’ho sempre detto: l’Italia è la mia seconda casa. Mi sono trovato molto bene lì. E fosse stato per me non avrei lasciato il Milan“.

Stride un po’, e soprattutto alle orecchie dei tifosi interisti questa confessione dal sapore tutto sbilanciato dalla parte rossonera di Milano, e quando gli si chiede di un possibile ritorno in Italia dopo l’imminente scadenza del contratto col PSG, risponde:

“Come ho detto, è la mia seconda casa. È il posto dove sono diventato famoso, con la Juventus. All’Ajax non ero ancora una stella internazionale. In bianconero è cambiato tutto: il mondo ha aperto gli occhi e mi ha visto. A parte l’anno al Barcellona, ho giocato e vissuto in Italia dal 2004 al 2012. Ho vinto il campionato con i tre club più grandi, Juventus, Inter, Milan. Sono diventato capocannoniere, sono stato scelto come miglior giocatore. Per me quello resta il campionato migliore del mondo. E anche il più difficile per un attaccante, perché si pensa prima a non prendere gol, che a farli. In ogni caso il vostro Paese resterà nel mio cuore”.