Nemmeno un Genoa ridotto in 10 uomini per quasi un’ora si è rivelato una vittima alla portata del Milan, predatore ormai pericoloso quanto un vecchio gatto castrato: a San Siro, davanti al tribunale del popolo, ovvero alla curva inferocita, i rossoneri non sono andati oltre il pareggio contro la coraggiosa squadra di Gasperini, al termine della solita prova sconclusionata, triste e sfigata. Kakà segna, Balotelli sbaglia un rigore, i compagni sbagliano tutto il resto, alla fine ai rossoblu basterà un tiro in porta di numero contro una trentina per portare a casa la pagnotta. E ora il pubblico rossonero è sul piede di guerra.

Si parte in un’atmosfera surreale, forse più per l’infortunio all’occhio occorso a Mexes durante il riscaldamento (si era mai vista una roba del genere?, al suo posto Bonera) che per l’aperta contestazione della curva a “squadra, mister e dirigenza” – nessuno risparmiato, dai protagonisti dei “giochi di potere”, a un tecnico che non sa dare un gioco (e di fatto già lontano dal Milan), a gente come Zapata e Constant. Meno male che c’è Kakà: il brasiliano scatta coi tempi giusti su una rara illuminazione da 30 metri di De Jong, aggiusta il pallone da fuoriclasse e lo deposita alla destra di Perin per l’immediato 1-0. Ci pensa Emanuelson, con uno sciagurato intervento su Vrsaljiko, a regalare al Genoa e a Gilardino il rigore del subitaneo pareggio. Il Milan attacca, ma senza lucidità e con una qualità di palleggio più raggelante della temperatura di Milano. Meno male che c’è Kakà, come detto. Il capitano, alla 200esima in Serie A, fa il regista, il rifinitore e l’attaccante aggiunto e le uniche cose buone partono dai suoi piedi. Balotelli si iscrive alla partita con una pregevole rovesciata che Perin blocca a terra, poi altro diagonale deviato fuori dal portierino genoano. Al 35’ l’episodio che potrebbe far svoltare la gara: Manfredini si aggancia a Balotelli nell’area piccola, costringendo Gervasoni a fischiare il rigore e a estrarre il cartellino rosso. Ma la maledizione di SuperMario continua: Perin lo ipnotizza, secondo rigore consecutivo sbagliato in Serie A. Il suo compagno di reparto, Matri, fa anche peggio, divorandosi di testa un gol elementare. Si va al riposo con l’infortunio a Muntari (dentro Birsa) e la marea montante dei fischi del Meazza.

La ripresa, prevedibilmente, non è altro che un agonizzante assedio alla porta di Perin. Il Genoa si difende con ardore e organizzazione, il Milan attacca nella maniera esattamente opposta, tremebondo e del tutto aleatorio. La manovra (ehm) rossonera consiste in un fitto rimbalzarsi di responsabilità tra un giocatore e l’altro, da destra a sinistra e da sinistra a destra, finché la palla non arriva a Kakà, l’unico a rendersi conto fino in fondo della situazione e, di conseguenza, l’unico a provarci. A dire il vero, di occasioni ce ne sarebbero anche in abbondanza: mal congegnate e mal costruite, ma numerose. Perin fa i numeri sui colpi di testa di Matri e Kakà, poi è Balotelli a mancare un paio di incornate comode. Entra anche Robinho, tanto per accrescere il tasso di irrazionalità, ma il match non si sblocca. La porta rossoblu è bersagliata, ma resiste. La Curva invita i rossoneri a mettere in campo gli attributi, poi a dirigersi in tuta blu verso la prima acciaieria. “Indegni”, cantano. L’effetto non è quello sperato. Nel recupero, Birsa e Zapata si mangiano altri due gol grandi come la loro inadeguatezza. Gervasoni fischia la fine. Purtroppo per i milanisti, è solo quella della partita.