A posteriori, possiamo dire che il secondo tempo dell’Olimpico non era stato un gentile omaggio dell’ultima, putrescente Roma di Garcia, ma il primo passo di una squadra che, finalmente, sta iniziando a prendere coscienza di sé. Nel momento più difficile, con l’ombra di Lippi sul groppone e gli occhi di Antonio Conte, presente in tribuna, puntati addosso, Sinisa Mihajlovic trova il miglior Milan dell’anno, capace di irretire la Fiorentina e di batterla grazie alle reti dell’implacabile Bacca in apertura e, udite udite, di Kevin-Prince Boateng a 2’ dal termine. Successo indiscutibile quello dei rossoneri, che hanno saputo giocare sui limiti degli avversari con umiltà e realismo, sterilizzando quasi totalmente una squadra che andava in gol da 25 giornate consecutive, e dimostrandosi per una volta cinici e concreti al momento di affondare il pugnale.

Milan-Fiorentina 2-0

Il Milan si presenta con quella che è ormai la formazione-tipo, fatto salvo Bertolacci al posto di Kucka, mentre Paulo Sousa deve fare a meno di Badelj in cabina di regia (dentro Suarez) e Rodriguez al centro della difesa, sostituito da Tomovic. Il piano-partita è subito chiaro, con la viola a dedicarsi al suo solito calcio avvolgente e i rossoneri compatti dietro la linea della palla, ma sorprendentemente aggressivi e pronti a ripartire in velocità. E la tattica di Mihajlovic dà immediatamente i suoi frutti: Bonaventura recupera palla sulla sinistra e lancia Carlos Bacca in profondità coi tempi giusti, il colombiano si beve Tomovic in dribbling secco e con un destro preciso e potente buca l’incolpevole Tatarusanu sul palo lontano (4’). E mentre Bacca si conferma per il killer spietato che è, Jack dimostra a Conte quale ingiustizia sia l’avergli fin qui preferito in maglia azzurra praticamente qualunque suo connazionale.

L’immediato vantaggio rafforza le certezze del Milan, che a maggior ragione prosegue con il suo baricentro basso e l’insistita ricerca degli spazi aperti in cui lanciare i velocisti Bacca e Niang. La Fiorentina ci mette un po’ a uscire dallo stato di choc, ma anche quando inizia a menar le danze con più convinzione non trova mai il canale giusto per liberare al tiro Kalinic e Ilicic. Merito di una retroguardia rossonera ben organizzata, in cui si esaltano Alex e Romagnoli, oggi perfetti, ma anche colpa di una viola compassata, che sembra incapace di cambiare ritmo e spartito a gara in corso.

Solo nei primi 10’ della ripresa la Fiorentina riesce a creare qualche grattacapo a Donnarumma – ciabattata a lato di Kalinic dopo magistrale visione di Ilicic, e colpo di testa del centravanti croato alto di poco – ma la realtà è che anche nel secondo tempo le occasioni migliori se le trovano sui piedi i rossoneri: vedere alla voce Antonelli, che al 16’ sciupa un bell’assist di Bertolacci, tirando in bocca a Tatarusanu da non più di sette metri. Paulo Sousa le prova tutte, buttando nella mischia Pepito Rossi, poi Pasqual e infine Babacar, ma è Mihajlovic che azzecca le sostituzioni, togliendo un ottimo Montolivo per Kucka e quindi Niang per Boateng. E dopo un’altra chance per Honda (gran partita anche per il giapponese) e l’ingresso di Mario Balotelli (ma Conte se n’era andato 1’ prima), al 42’ sono proprio Kucka e il Boa a confezionare il raddoppio: magnifico cambio di gioco mancino dello slovacco, con uno stop a seguire Boateng salta il portiere in uscita e deposita nella porta sguarnita, prima di liberare la sua gioia con il salto mortale che a San Siro non si vedeva dall’agosto 2013. E Sinisa, pur senza piroettare in aria, esulta in maniera non meno vistosa, e non è difficile immaginare il perché. A meno di follie presidenziali, la sua panchina è blindata. Almeno fino a giugno.