Era iniziata come una favola dal sapore antico quella di Mattia Destro, una di quelle raccontate dai papà o dai nonni tipo quella del Paron Nereo Rocco che per convincere a giocare nel Milan i giovani virgulti del calcio che fu andava a casa dei genitori. Aveva agito proprio così Adriano Galliani che nel famoso incontro del 28 gennaio scorso durante il quale ha convinto l’attaccante della Roma a fare le valigie per Milano sponda rossonera è partito dalla stazione di Milano Centrale destinazione Eur e, seguito come in una specie di reality (la favola purtroppo è stata riaggiornata seguendo modalità mediatiche più moderne), aveva suonato il campanello dell’abitazione del giovin Mattia. “Non c’era tanto da convincermi. Ho grande voglia di far bene e questa è la società perfetta per lavorare” aveva dichiarato prima di varcare Casa Milan. Le ultime parole famose, perché da quel momento in poi Destro ha parlato poco e segnato meno. Finisce però come una storia di ordinario fallimento con il centravanti ascolano che con tutta probabilità verrà rispedito a Trigoria senza troppi complimenti a fine stagione.

A conti fatti e come fa notare oggi il Messaggero la trasferta milanese con Destro in prestito al Milan non ha giovato né al club rossonero (2 gol messi a segno in 13 presenze) né a se stesso poiché alla Roma alla fine nella carenza più totale di realizzatori (con Totti a quota 6 gol in 23 partite e Gervinho addirittura 2 reti in 23 presenze) con le sue cinque marcature in 16 presenze non stava certo messo male. E non è che con Pippo Inzaghi Destro abbia proprio sempre rappresentato la prima scelta poiché molto spesso SuperPippo gli ha preferito Menez nel ruolo di falso neuve e i dissapori tra l’ex romanista e l’ex punta rossonera son venuti fuori al culmine della sconfitta del San Paolo contro il Napoli al momento della sostituzione. Probabilmente però il fallimento di Destro è anche un po’ il riflesso di un fallimento molto più generale di una stagione e di una società che ha fatto ragionamenti e valutazioni oggettivamente sbagliati.