Mattia Destro c’è, il Milan no. Nonostante il primo gol in rossonero dell’ex centravanti della Roma, la squadra di Inzaghi non va oltre l’1-1 casalingo contro l’Empoli, provinciale che gioca un calcio che dalle parti di Milanello possono solo sognarsi. I ragazzi di Sarri pareggiano a metà ripresa con Maccarone e, complice la doppia superiorità numerica (espulsione di Diego Lopez e infortunio di Paletta a cambi finiti), sfiorano il colpaccio. E al novantesimo c’è spazio solo per l’ennesima doccia gelida di fischi per i rossoneri.

Non che ci fosse bisogno del confronto diretto per saperlo, ma il primo tempo tra il Milan di Inzaghi e l’Empoli di Sarri illustra una volta di più la differenza che passa tra una squadra ben allenata e una che non lo è. Rugani e Valdifiori a parte, i toscani non hanno chissà quali talenti individuali – d’altra parte, il loro monte ingaggi complessivo equivale a circa 1/9 di quello rossonero – ma sanno giocare insieme: la prima mezz’ora è uno show empolese fatto di giropalla a due tocchi al massimo, sovrapposizioni, movimenti senza palla, schemi mandati a memoria, col pubblico di casa costretto ad assistere all’avvilente spettacolo di un Milan ridotto a impotente sparring partner di una provinciale. Con una difesa improvvisata – e ancora più improvvisata dopo che, al 5’, Alex è costretto a lasciare il campo a Bocchetti causa naso rotto – e un centrocampo al solito povero di qualità, il Milan non riesce a proporre alcunché di accettabile nella metà campo offensiva.

Crea poco, l’Empoli, e questo è il suo peccato originale: un diagonale a lato di Pucciarelli, lanciato splendidamente da Valdifiori; un tentativo di eurogol di Mario Rui da 40 metri; un cross sbagliato dello stesso Mario Rui che per poco non beffa Diego Lopez. Una sterilità conclamata (solo 21 gol all’attivo in campionato) che finisce per costare caro a Sarri come tante altre volte, perché il Milan, lentamente, riesce a compattarsi e a correre bene in contropiede: e al 40’ i rossoneri fanno breccia grazie a Mattia Destro, che da vero rapace sfrutta il primo pallone giocabile recapitatogli sottoporta da Bonaventura, al termine di una bella ripartenza condotta da Menez.

Una squadra dotata di un normale equilibrio, sia tattico che emotivo, saprebbe approfittare del vantaggio acquisito senza particolari meriti (per non dire nessuno): non è ovviamente il caso del Milan, che si presenta in campo nella ripresa con la solita strizza e la solita mancanza di coesione, dando modo all’Empoli – che ora schiera la coppia offensiva Maccarone-Tavano, 70 anni in due, la stessa del 2001-02, primo anno di Inzaghi al Milan – di riprendere a fare quel diavolo che gli pare con la palla tra i piedi. Ventitré minuti di dominio toscano fino all’immancabile oscenità difensiva: cross lento di Hysaj dalla destra, Paletta decide di marcare Maccarone con lo sguardo e Big Mac, in beata solitudine, schiaccia in rete il pallone del meritatissimo 1-1. La squadra di Inzaghi, come sempre, non è in grado di reagire, anzi si rintana ancora più in profondità nel suo buco. Ci si mette anche Diego Lopez: rinvio sbagliato e uscita kamikaze su Ciccio Tavano con tocco di mano fuori area e relativa espulsione, l’ottava in 23 gare per il Milan. I rossoneri chiudono in 10, anzi in 9, perché a un paio di minuti dal termine, a cambi esauriti, si stira pure Paletta. E’ anche sfortunato, il Milan, ma né l’ennesima, imbarazzante prestazione, né l’ancor più imbarazzante classifica si spiegano con la malasorte. Né il fatto che, quasi certamente, il Diavolo non sarà in Europa neanche l’anno prossimo. Il pubblico lo sa bene, e contesta.