Grazie alle reti di Muntari e Honda, entrambe nella ripresa, il Milan supera per 2-0 il Chievo e torna alla vittoria dopo tre partite a bocca asciutta, regalando ai propri tifosi l’ebbrezza di un weekend senza gol al passivo (anche se un paio di orrori difensivi non sono mancati). Un successo meritato soprattutto per quanto fatto dai rossoneri nella seconda frazione di gioco e che dovrebbe aver chiarito le idee a mister Inzaghi per ciò che riguarda lo schieramento tattico, vista la palese differenza di rendimento della sua squadra una volta abbandonato il 4-3-3 per tornare al 4-4-2, o 4-2-3-1 che dir si voglia.

I numeri non sono tutto, i fatti sì. L’esperimento di arretrare Bonaventura (peraltro positivo) sulla linea dei centrocampisti, evidentemente mosso dalla disperata volontà di Inzaghi restituire un briciolo di qualità alla mediana, non sortisce gli effetti sperati, tutt’altro; anzi, con Menez di nuovo confinato sulla sinistra e capricciosamente intenzionato a far tutto da solo ogni volta che entra in possesso della palla, e un Torres parso ancora avulso dal gioco, il Milan finisce per perdere quel minimo di organizzazione che era sembrato avere a tratti nelle prime uscite di questa stagione. Ne deriva un primo tempo di raro disordine, quasi peggio di quello di Empoli (ancora Menez a sinistra, guarda caso), in cui i rossoneri, distribuiti in campo con pessime spaziature, non riescono a costruire che una manciata di azioni manovrate, quasi tutte in ripartenza veloce. Paradossalmente, complice un Chievo aggressivo ma altrettanto caotico in fase difensiva, il Milan riesce comunque a creare cinque nitide occasioni da rete, benché derivate tutte da circostanze più o meno casuali: un tiro di Menez che sibila fuori del palo destro; una deviazione di Bonaventura a lato di nulla dopo un tiro sbagliato di Torres (18’); un’altra conclusione del francese salvata nei pressi della linea di porta da Radovanovic (20’); un tiro di Honda dopo un batti e ribatti in area, finito a lato di poco (21’); e infine una grossa chance per Torres, che non approfitta di un’incredibile dormita della difesa gialloblu su azione di corner e sparacchia alto a porta praticamente sguarnita (39’).

Già negli ultimi minuti del primo tempo Inzaghi aveva finalmente ridisegnato la squadra secondo il 4-2-3-1 più consono alle caratteristiche dei suoi interpreti, con Bonaventura e Honda sugli esterni e Menez libero di scorazzare a piacimento alle spalle di Torres. I risultati non tardano ad arrivare: il Milan è molto più compatto e riesce finalmente a dar continuità alla propria azione, Menez imperversa ovunque lo porti l’istinto e per il Chievo inizia il countdown, perché sembra chiaro che le barricate non siano in grado di reggere a lungo. E infatti, al 10’, il Milan passa, curiosamente col suo uomo peggiore: Muntari, fin lì insopportabile, calcia al volo dopo corta respinta di Dainelli, schiacciando il pallone per terra e generando una parabola strana che risucchia Bardi dentro la propria porta insieme alla sfera. Il vantaggio esalta i rossoneri, che aumentano ulteriormente i giri e iniziano a sprecare l’impossibile. Il raddoppio non arriva e allora, puntualmente, ecco riapparire i soliti fantasmi: prima Muntari e poi Rami perdono due imperdonabili palloni sul pressing clivense ed è solo per la troppa precipitazione degli attaccanti in gialloblu che la squadra di Corini non impatta. Scampato il pericolo, ci pensa Keisuke Honda a chiudere i conti con nipponica precisione, sotto forma di un calcio di punizione perfetto: partita in cassaforte e quarto gol stagionale per il capocannoniere a sorpresa del Milan. Che questa sera ritrova tre punti, il sapore della porta imbattuta e un modulo che sembra fare proprio al caso di Inzaghi.