Una rete in avvio di gara di Jack Bonaventura e un rigore nel finale di Giampaolo Pazzini consentono al Milan di battere il Cesena per 2-0 e tornare così alla vittoria dopo tre giornate, rimpolpando una classifica che si stava facendo angosciante. Al di là del risultato e dei tre punti, tuttavia, non c’è molto da salvare della prestazione dei rossoneri, ancora lontani anni luce da un’accettabile dimensione di gioco collettivo e dalla forza mentale necessaria per controllare le partite, non dico al livello del Bayern Monaco ma almeno a quello dell’Empoli. Ma in epoca decadente bisogna accontentarsi di aver mantenuto a galla la zattera e a distanza di sicurezza dalla scogliera, almeno per un’altra settimana.

La voglia di non affondare senza averle provate tutte, unita alla strage nel reparto difensivo (dieci assenti, compresi due portieri), costringe Inzaghi a proporre il quarto modulo stagionale, un 4-3-1-2 con Bonaventura dietro Menez e Destro, e l’inedita coppia Bocchetti-Rami a far la guardia davanti ad Abbiati. Vuoi per la volontà di non sfigurare davanti a Ruud Gullit, icona del grande Milan che fu presente in tribuna, vuoi perché il Cesena è la squadra peggiore del campionato (il Parma è lì solo a causa del dramma societario), i rossoneri scendono in campo con determinazione, riuscendo addirittura a passare in vantaggio dopo 80 secondi grazie a Poli, pronto nel tap in di desta dopo ribattuta di Leali. Peccato che la rete venga giustamente annullata per fuorigioco di Destro, posizionato davanti al portiere cesenate al momento del tiro di Montolivo. L’occasione giusta per esultare arriva al 22’: bella iniziativa di Menez sulla sinistra, tocco indietro per Bonaventura, che si sistema il pallone e con una rasoiata dal limite infila l’incolpevole Leali nell’angolino lontano. Il Cesena è davvero poca cosa, ma il Milan, pur provando a controllare l’inerzia della gara, stenta a costruire occasioni. Naturalmente il rischio che si corre in questi casi è di venir beffati al primo tentativo, cosa che stava per succedere nel recupero, quando ci sono voluti tutti i riflessi di Abbiati per impedire al destro al volo di De Feudis di spegnersi in fondo alla rete.

Anche nella ripresa il Milan esce bene dai blocchi, sfiorando il raddoppio all’8 ancora una volta sull’assist Menez-Bonaventura: cross del francese e destro al volo del 28, che si stampa sul palo a Leali battuto. Sembra l’inizio di una ripresa di marca rossonera, ma è un falso allarme: in fase offensiva si vive, come sempre del resto, delle giocate estemporanee di Menez, che peraltro non la passa nemmeno sotto minaccia, sterilizzando Destro (fuori al 18’ per Pazzini) e facilitando il lavoro alla difesa cesenate; mentre dietro si inizia a soffrire non appena Poli e Montolivo finiscono le batterie. Il risultato è che in tribuna si trova molto più interessante molestare Gullit che guardare la partita.

Inzaghi tarda troppo a correre ai ripari, togliendo gli esausti Montolivo e Menez solo a pochi minuti dalla fine, ma per sua fortuna la squadra di Di Carlo ha troppa poca qualità offensiva perfino per questo Milan. Ci si barcamena nella mediocrità generale fino al 90esimo, quando un rigore generosamente accordato dall’arbitro per trattenuta di Carbonero (un danno ambulante) su Antonelli consente a Pazzini di segnare il suo primo gol stagionale in Serie A e al Milan di blindare il match, sebbene in colpevole ritardo. Ora che la salvezza è praticamente acquisita (si scherza, ma fino a un certo punto), le prossime due gare contro Chievo e Verona diranno se c’è ancora spazio di manovra per raggiungere in extremis l’Europa League, oppure se gli ultimi tre mesi della stagione saranno solamente l’epilogo insopportabilmente lungo della seconda stagione fallimentare consecutiva.