Forse, tra un “viva l’Italia” e un “viva la libertà”, Silvio Berlusconi avrebbe fatto meglio a inserire nel suo videomessaggio anche un “viva Zapata”, visto che è stato proprio un gol a 8’ dalla fine del difensore, omonimo del rivoluzionario messicano, a cavare d’impaccio un microscopico Milan, all’esordio in Champions League contro il modesto Celtic Glasgow. Di Muntari, un paio di minuti dopo, la rete del definitivo 2-0 che va a premiare decisamente oltremodo un Diavolo brutto, sporco e nemmeno cattivo.

Raramente, infatti, nella loro storia quasi centenaria, le sacre mura di San Siro si sono trovate ospiti di uno spettacolo tanto sconfortante, Giornate Mondiali della Gioventù comprese. D’altra parte non ci si poteva attendere di meglio, quando la corsia di destra del Milan è formata da Zaccardo, Nocerino e Birsa, tre che Allegri sperava di non vedere insieme nemmeno durante i pranzi sociali a Milanello; più in generale, il centrocampo rossonero, e con esso il gioco, sembra regredito all’Età della Pietra. Il pubblico, poverino, prova a entusiasmarsi per un bel destro al volo di Balotelli, una capocciata di Matri e un tentativo sgangherato di Nocerino, ma non ci crede nemmeno lui. Anche perché, paradossalmente, nella miseria diffusa è il Celtic (!) a giocare meglio e a provarci con più pericolosità, vuoi grazie a qualche svarione difensivo (tipo l’assist illuminante con cui Birsa ha mandato in porta Stokes), vuoi grazie alla puntigliosità da leguleio dell’arbitro Stark, capace di regalare una punizione a due in area agli scozzesi per un’infrazione di Abbiati – doppio tocco di mano in area – di cui probabilmente non si ricordava nemmeno Collina.

Di conigli nel cilindro Allegri non ne ha e dunque si riparte con gli stessi undici. Il Milan, tuttavia, riesce nell’impresa di far persino peggio, facendosi schiacciare nella propria trequarti dall’incredula squadra di Lennon, poco abituata a imporre la propria legge al di là del Vallo di Adriano. Fortunatamente per gli spennacchiati rossoneri, Stokes e compagni sono carichi di buone intenzioni ma poveri di mezzi, e così, tra un tiro a lato, un paio di recuperi in extremis (uno, miracoloso, di De Jong su Scott Brown), numerose mischie in area e una traversa centrata da Stokes su punizione, il Milan riesce ad arrivare indenne fino al momento decisivo – quello del sinistraccio senza pretese di Zapata, che il piede generoso di Izaguirre devia nell’angolino: San Siro si tappa il naso ed esplode in un boato di sollievo. 2’ più tardi ed è Muntari a raddoppiare, con una zampata a porta vuota dopo salvataggio di Forster su punizione potente di Balotelli. Troppa grazia per un Milan menomato sì, ma anche triste come poche altre volte.

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