Prendersi i tre punti senza fare troppe domande: non può che essere questa la morale di un Milan-Catania brutto come un lunedì piovoso e deciso da una sberla estemporanea di Riccardo Montolivo dopo 23’; unico sprazzo di luce, e nemmeno troppo intensa, di un match in cui i rossoneri sono parsi sfilacciati in campo quanto distratti nella testa e hanno seriamente rischiato di lasciarsi per strada punti fondamentali per la rincorsa all’Europa League. Alla fine la vittoria, la quarta di fila, è arrivata lo stesso e ora il sesto posto si trova lontano di soli tre punti. Basta non fare gli schizzinosi.

Sorprende l’inizio blando di match da parte dei rossoneri, che in teoria avrebbero dovuto essere pungolati dalla ghiotta occasione di accorciare ulteriormente in classifica e avvicinarsi alla zona Europa; come se i giocatori di Seedorf avessero dato per scontato il tappeto rosso da parte dei catanesi, che, invece, schiumano e ringhiano su ogni pallone e nel primo quarto d’ora mettono i brividi ad Abbiati grazie a due sinistri velenosi di Barrientos. L’intorpidimento del Milan dura fino al 23’, quando capitan Montolivo, raccolto un pallone da Balotelli, fa partire un destro teso da 30 metri che beffa un lento Andujar sul proprio palo. Aver trovato il vantaggio senza nemmeno cercarlo distende finalmente i nervi dei milanisti, che iniziano a costruire qualche manovra sensata lungo l’asse Taarabt-Balotelli; il primo formidabile a creare superiorità numerica grazie al suo dribbling e al suo primo passo fulmineo, il secondo protagonista di una buona prova al servizio dei compagni in qualità di scudo umano, sul quale i catanesi hanno concentrato la loro rabbia di squadra praticamente spacciata. Comunque, escluse un paio di serpentine spettacolari del marocchino, il primo tempo si conclude senza grandi sussulti.

Esattamente come sei giorni fa a Genova, se la prima frazione è stata poco esaltante, la seconda è perfino peggiore. Non fioccano le occasioni come a Marassi e Abbiati non deve salvare la baracca, se si eccettua una parata in bello stille ma non difficile su calcio di punizione di Lodi, attorno alla mezz’ora; ma è altrettanto vero che il Milan non è in grado di proporre alcunché al proprio pubblico, con un Kakà totalmente fuori fase e un Taarabt che, puntualmente, evapora dopo la prima ora di gioco. A parte il solito tentativo acrobatico di Mexes su punizione di Balotelli (13’), il Diavolo non costruisce uno straccio di palla gol se non dopo che il Catania è rimasto in dieci (fuori Rinaudo al 32’ per doppia ammonizione), e anche nel finale non va oltre un paio di contropiedi non concretizzati da Taarabt e Balotelli. Quanto basta per trascinare fino al campo-base la carcassa di una preda già rassegnata all’ineluttabile destino come il Catania, e con essa i preziosissimi tre punticini allegati. L’Europa è ora a soli tre passi: stasera contava principalmente questo. E se avete delle domande  - del tipo “perché mai abbiamo giocato il finale di gara con Emanuelson terzino e Abate ala destra” – per quelle c’è tempo.

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