Una doppietta di Menez, intervallata dal pareggio di Farias e dalla prodezza di Mexes, permette al Milan di superare il Cagliari per 3-1 e regalare al suo allenatore Inzaghi un biglietto valido fino al termine della stagione. Un eventuale passo falso prima della sosta per le nazionali, infatti, sarebbe quasi certamente costato il posto al tecnico rossonero; invece la vittoria, pur stentata e dovuta più a qualche episodio e alle deficienze altrui che ai meriti rossoneri, gli garantirà il diritto di concludere il campionato senza l’onta di un esonero. E, forse, di passare alla storia come l’ultimo allenatore dell’era Berlusconi propriamente detta. Come invocavano i tifosi scioperanti, infatti, notizie provenienti da oriente danno ormai in dirittura di arrivo la trattativa per cedere parte del club a una cordata cinese.

L’atmosfera spettrale che ha accolto le squadre all’ingresso in campo, dovuta alla muta contestazione scelta dall’esasperata tifoseria rossonera, pesa come un macigno sulle spalle dei rossoneri, che reagiscono al gelido silenzio di San Siro come farebbero dei bambini lasciati soli a casa dai genitori: si raggomitolano su se stessi e tremano. Prova ad approfittarne il Cagliari, bisognoso di punti salvezza, che parte subito forte e sfiora immediatamente il vantaggio con Marco Sau. Per fortuna dei rossoneri parliamo sempre di una squadra di Zeman, o meglio di uno Zeman già sfiduciato in precedenza e richiamato in sella per disperazione. Dopo la sfuriata iniziale, infatti, i sardi iniziano a offrire il fianco e a concedere le consuete praterie difensive che perfino gli atterriti milanisti non possono fare a meno di sfruttare: e così, al 21’, proprio sugli sviluppi di una delle molte ripartenze a campo largo, Menez trova la voglia di disegnare una parabola a giro sul secondo palo sulla quale Brkic non può intervenire, regalando al Milan l’1-0 con il suo 14esimo gol stagionale. Il vantaggio sblocca la squadra di Inzaghi, che si rende finalmente conto di essere superiore all’avversario, pur con tutti i limiti tecnici e le zavorre mentali di cui abbiamo parlato fin troppo: da qui alla fine del primo tempo i rossoneri sfioreranno il raddoppio in più occasioni, in particolar modo con una percussione di Antonelli e con una staffilata dal limite di Van Ginkel.

Sembrerebbero sussistere tutte le premesse per una seconda frazione in controllo, ma non è un lusso che una simile stagione può concedere facilmente. E infatti, dopo 120 secondi, il Cagliari ha già pareggiato grazie a una rete in compartecipazione tra Farias, suo autore materiale, e l’ineffabile coppia Honda-Abate, a cui vanno i meriti del concept: sono loro a perdere un pallone sanguinoso al limite dell’area rossoblu e a scatenare il contropiede sardo, ovviamente battuto nella zona di loro competenza. L’1-1 fa arrampicare nuovamente la scimmia sulle spalle del Milan, dove ci resterà per un paio di giri di lancette, il tempo per Philippe Mexes di indovinare una delle sue conclusioni fuori dagli schemi (destro al volo dal limite su corner di Menez) e di riportare immediatamente avanti il Diavolo. Il Cagliari non molla, anche perché la classifica non glielo consente, e il Milan fa quel che può per resistere agli attacchi rossoblu, provando al contempo a rendersi pericoloso in contropiede. Anche per sfruttare gli ampi spazi lasciati dalla squadra di Zeman, Inzaghi decide di togliere il giapponese, autore di una prova talmente snervante da costringere il pubblico, per il resto muto come un acquario, a fischiarlo sonoramente, e ripropone Alessio Cerci. Mossa azzeccata, perché sarà proprio l’ex granata a guadagnarsi il rigore (per la verità il fallo era mezzo metro fuori dall’area) che Menez trasformerà nella rete del 3-1, appena un minuto dopo che Joao Pedro aveva centrato l’incrocio dei pali (32’). Nel finale il Cagliari rinuncia alle apparenze e smette totalmente di difendere, concedendo a Pazzini e Cerci di sfidarsi in un singolare duello a chi sbaglia il gol più ridicolo: bravi entrambi, ma secondo noi vince il Pazzo. Il Cagliari vede la B, Inzaghi vede la possibilità di arrivare a fine stagione senza bruciarsi la carriera, i tifosi non vedono l’ora che la notizia della cessione del club diventi ufficiale.