Una rete superlativa di Mario Balotelli allo scadere regala al Milan tre punti preziosi quanto immeritati contro un Bologna tignoso e organizzato, al termine di una partita che avrebbe dovuto recare in basso a destra la sigla V.M. 14, tanto è stata orribile. Una prova, quella dei rossoneri, che certo non lascia buone sensazioni in vista dell’Atletico Madrid, data l’impotenza offensiva palesata in un poco rassicurante sincrono con le consuete voragini del pacchetto arretrato, nelle rare occasioni in cui il Bologna sdiamantato ha messo il naso fuori dalla propria metà campo. E forse è proprio questo il grande rimpianto di Ballardini. Per il Diavolo targato Seedorf si tratta del successo numero 3 in 5 partite: tutti arrivati negli ultimi 5’ di gara.

E’ un Milan diverso da quello delle uscite precedenti, e non solo perché Seedorf è costretto, suo malgrado, a rispolverare due fondi di magazzino come Zaccardo e Constant. Non che giochi meglio, sia mai; tuttavia, complice l’atteggiamento iperprudente di Ballardini, che abbassa spesso tutti e 11 i suoi uomini dietro il cerchio di centrocampo (e solo perché ne può schierare solo 11), i rossoneri finiscono per risultare più corti e quadrati del carrozzone disordinato visto all’opera di recente. Naturalmente c’è anche l’altro lato della medaglia: la sommatoria di 22 uomini compressi in 50 metri e di carenza, da parte rossonera, di giocatori abili nell’uno contro uno (Taarabt a parte), produce 45’ di sterile possesso palla, cambi di gioco scolastici, cross di De Sceglio a vuoto (Balotelli è ovunque tranne che in mezzo all’area) e, soprattutto, un costante sbattere contro il muro bolognese come tanti mosconi sul vetro. Honda, in particolare, risulta l’attaccante più in difficoltà: la sua lentezza è tale da renderlo indistinguibile da un grazioso soprammobile ossigenato. E così, rimane la soluzione del tiro da fuori: due di numero, entrambi di Montolivo, al 13’ e al 41’, entrambi ben respinti da Curci. Per il Bologna da registrare una capocciata di Khrin su cross di Morleo, smanacciata plasticamente da Abbiati (22’). Null’altro? A parte il fatto che l’arbitro Bergonzi si becca una pallonata in faccia ed è costretto a ricorrere alle cure dei medici a bordocampo, no.

L’infortunio al labbro di Bergonzi fa slittare l’inizio della ripresa di una decina di minuti, raffreddando ulteriormente gli spiriti già glaciali dei milanisti. Si riparte con il medesimo andamento lento, con la differenza che è il Bologna a iniziare a crederci. I rossoblu attendono per un quarto d’ora senza mai soffrire, poi creano tre palle gol enormi nel giro di tre minuti, tra il 15’ e il 18’: sinistro di Cristaldo fuori di un nulla, destro di Christodopoulos miracolosamente deviato in angolo da Abbiati, infine sinistro volante di Bianchi a lato di poco. Seedorf corre ai ripari, buttando nella mischia prima Muntari per De Jong, poi Pazzini per un Honda fischiato probabilmente pure dai suoi connazionali. Passano i minuti, cala la lucidità, aumenta il nervosismo e il match, da lento e brutto, diventa vischioso e orrendo, coi rossoneri che affogano nella loro incapacità di creare palle-gol (a meno di voler considerare come tale la fagiolata nell’area rossoblu del 35’). Non succede praticamente nulla fino a 4’ dalla fine e quello che succede è qualcosa di completamente slegato dalla partita. Mario Balotelli, fino a quel momento inesistente e irritante come solo lui sa essere, riceve palla sulla trequarti destra e, senza motivo apparente, fa partire un missile intercontinentale che si infrange appena sotto l’incrocio opposto, sotto gli occhi esterrefatti di Curci. Un gesto di bellezza quasi miracolosa che consente al Milan di vincere un match che non avrebbe mai potuto vincere altrimenti.