Quale Milan troverà Clarence Seedorf (foto by InfoPhoto) al suo ritorno dal Brasile, previsto per giovedì? Se dal punto di vista sportivo c’è ben poco da commentare, almeno da quello finanziario la situazione dovrebbe essere rosea. Secondo Calcioefinanza.it, infatti, il club di via Aldo Rossi potrebbe chiudere l’esercizio 2013 con un risultato operativo positivo per 14,7 milioni di euro, contro i 4,9 del 2012 (che tuttavia aveva beneficiato delle pesanti cessioni di Thiago Silva e Ibrahimovic) e il tremendo passivo di 72,5 milioni dell’esercizio 2011. Un risultato che, a sostanziale parità di ricavi (277 contro 275 del 2012) è da attribuire soprattutto alla drastica riduzione del monte stipendi. Se, infatti, nel 2011 il costo del personale tesserato era pari a 206,4 milioni di euro, nel 2012 è stato abbassato a 170,9 e nel prossimo bilancio scenderà ancora a circa 144 milioni di euro, con un risparmio di circa 28 milioni di euro.

Numeri che, sempre secondo C&F, se non altro consentiranno al Milan di rispettare appieno il Fair Play Finanziario, “essendo il risultato aggregato degli ultimi due bilancio ampiamente al di sotto dei 40 milioni di rosso fissati dall’UEFA come massimo rosso accettabile“. Prima che l’espressione idiomatica “magra consolazione” prenda forma nella vostra testa, va detto che il risanamento dei conti di cui sopra potrebbe consentire a dirigenti rossoneri (i successori di Galliani, insomma) di programmare con una discreta serenità il futuro tecnico della squadra.

Niente vacche grasse all’orizzonte, sia chiaro. A meno che l’effetto-Honda non porti nelle casse rossonere quantità imponderabili di succulenti yen, i ricavi della società Milan non dovrebbero conoscere significativi aumenti – au contraire, ci sarà da tamponare i mancati introiti da Champions League. Certo, c’è sempre la possibilità che la holding di famiglia, ovvero Fininvest, decida di riaprire i rubinetti (e, come abbiamo visto più sopra, il margine ci sarebbe), ma forse si farebbe prima a cercare la pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno.

E così, gira e rigira, l’ipotesi più percorribile è sempre la stessa: l’autofinanziamento. Ergo, si vende (a Balotelli fischieranno le orecchie) prima di comprare. Potrebbe funzionare, a patto che il nuovo direttore sportivo abbia la vista lunga e sappia dove pescare.