Si dice che il nome “Barcellona” derivi da quello del suo leggendario fondatore, il cartaginese Amilcare Barca, padre di Annibale. E in effetti, a pensarci bene, l’ultima volta che l’Italia settentrionale aveva atteso con tale spirito, sgomento e ammirato al tempo stesso, una spedizione proveniente dalla Spagna, al comando di questa c’era proprio Annibale in groppa al suo elefante. Il Barcellona è sbarcato a Milano, signori, col suo carico di campioni formidabili e di teste dei nemici uccisi in battaglia, e nemmeno i più ottimisti nutrono grandi speranze che la sua avanzata possa essere fermata dalle malandate legioni del Milan.

La situazione di partenza, già complicata di per sé a causa della disparità delle forze, è stata peggiorata dalle al solito incaute dichiarazioni di Silvio Berlusconi. Il padre della patria, che ovviamente ha in testa ben altro rispetto a un ottavo di finale di Champions League, non ha perso occasione per dispensare consigli tattici al suo generale Allegri, arrivando persino a suggerire un’antistorica “marcatura a uomo” sul nemico pubblico numero uno, Leo Messi, con tanto di incarichi ufficiali a Flamini e Muntari. Andando a memoria, l’ultima volta che ho sentito Berlusconi parlare di marcatura a uomo per un avversario era il luglio del 2000 e l’Italia aveva appena perso l’Europeo contro la Francia di Zidane, che secondo Silvio non era stato reso adeguatamente inoffensivo dalla francobollatura di Gattuso (in realtà, in quella partita, Zidane si marcò da solo). Non un precedente beneaugurante, dunque; e, in effetti, gli sviluppi perniciosi della jettata del presidente si sono già avvertiti: Flamini non ha partecipato alla rifinitura e quasi certamente non sarà della partita, e come lui Nocerino. Ottimo e abbondante.

E così, come se non bastasse tutto il resto, Allegri si trova a dover fronteggiare la squadra più forte degli ultimi 20 anni con gravi falle di formazione, soprattutto a centrocampo e in attacco. In mediana, il rischio è quello di dover ripescare Traoré o arretrare Boateng. In attacco, stanti le assenze di Balotelli e Robinho, si dovranno cooptare Pazzini ed El Shaarawy (entrambi non al 100%), con Niang e Bojan pronti a giocare dal 1’ nel caso Boateng dovesse essere impiegato più dietro.

Nel calcio tutto può succedere, è stato detto più volte in questi giorni su sponda rossonera, e nessuno scende in campo per fare la vittima sacrificale. Tutto vero e tutto condivisibile, anche se mai come in questo caso servirà qualcosa di molto simile a un prodigio biblico per ribaltare un pronostico scritto nella pietra.