Finita la battaglia, curati i feriti e vuotati i calici, è giunto il momento di imbardarsi di vestaglia e pantofole e dedicarsi alla filosofia da sbornia. Ecco un rapido compendio delle considerazioni circa il milagro di San Siro (foto by InfoPhoto) che, favorite forse dalla detestabile neve che ti inzacchera lo spirito ancor prima che le strade, mi hanno attraversato l’encefalo nelle ultime ore.

1) Allegri: giù il cappello, la corona, la tiara. Ha sopportato con pazienza da martire le scudisciate che gli sono arrivate da ogni lato, compreso quello amico, nel corso di questi anni vissuti pericolosamente, per poi lasciare tutti lingua a penzoloni con questo capolavoro di ingegneria calcistica che, per ricercatezza e importanza, è paragonabile a quelli disegnati da Capello ad Atene nel 1994 e da Ancelotti contro lo United nel 2007 (fatta salva, naturalmente, la diversità qualitativa). Sua la vittoria, sua la gloria

2) Alcuni giocatori hanno giocato al di sopra delle proprie possibilità, come se d’incanto avessero trovato il modo di sfruttare il 100% del loro cervello. Parliamo di Abate e Constant, assolutamente perfetti in fase difensiva, ma anche di Mexes, che gioca costantemente sul filo della boiata ma stavolta non ha perso l’equilibrio, e dello stesso Zapata. Ma ce n’è uno che, forse, si sta definitivamente impossessando di un livello più alto di quello che era lecito attendersi: Montolivo, lucido e feroce, ha disputato una gara degna di un Xabi Alonso, di un Cambiasso, di un Albertini. Ecco, Demetrio: a Pirlo non si può arrivare, a lui sì

3) Il mistero davvero irresolubile è quello di Boateng. A volte vorresti mettere la sua testa su una picca ai confini della città, a mo’ di monito per altri eventuali usurpatori di maglie nobili. A volte, come ieri sera, quel 10 sulle spalle mette paura agli avversari, come quando era abitato da un altro colored, fisicamente simile al teutafricano, ma più riccioluto. Chissà, forse arriverà il giorno in cui Prince deciderà che cosa vuole essere una volta per tutte

4) Mi sembra inconcepibile che, dopo anni, il Barcellona non abbia ancora studiato una contromossa che sia una allo schieramento a testuggine di alcune squadre italiane (o di ispirazione italiana, vedi Chelsea di Hiddink e Di Matteo). Hanno sbattuto contro il Milan con la stessa, ottusa ostinazione di un moscone contro il vetro. Tirate da fuori, dotatevi di un centravanti d’area da buttare nella mischia alla bisogna, fate qualcosa ma non questo, sempre questo, immancabilmente questo

5) Due cose sono certe: la manovra a stritolamento lento del Barcellona è molto più efficace in casa che fuori; la ragnatela di scuola italiana può resistere anche all’impatto del Camp Nou. Al ritorno, Xavi e compagni giocheranno molto meglio di ieri e Abbiati stavolta non potrà passare la serata con la bolla al naso. Forse, addirittura, non è del tutto sballato considerarli ancora come favoriti, ma il destino non è più in balia del loro capriccio. Il Milan peggiore dell’ultimo quarto di secolo che mette paura alla squadra più forte del mondo: questa sì che è una storia da raccontare. E non è detto che ci si debba accontentare della paura