Se, per gioco, volessimo proseguire nella similitudine con cui avevamo presentato questo Milan-Barcellona, la cui vigilia avevamo paragonato per gioco all’attesa febbrile per l’invasione dell’Italia settentrionale da parte delle armate di Annibale Barca, allora non potremmo che avvicinare il trionfo dei rossoneri a quello di Fabio Massimo, il console romano che sconfisse gli imbattibili punici non con una battaglia in campo aperto, come da tradizione e spirito della repubblica, ma con una tattica attendista che gli garantì il soprannome di “Temporeggiatore”.

Così è stato nella notte di San Siro. Il Diavolo ha messo da parte la sua raffinata scuola, la sua filosofia la sua storia, e ha lasciato che a difendere i suoi possedimenti fosse solo l’irriducibile volontà di vincere. Allegri, a cui vanno attribuiti i meriti maggiori per questo 2-0 inconcepibile alla vigilia, ha scelto di giocarsi le proprie carte sull’unico tavolo che desse speranze di vittoria: due linee strettissime di difensori e centrocampisti per strangolare la manovra blaugrana non sul nascere ma nel momento della sua attivazione, un unico attaccante (Pazzini) con il compito di allungare Piqué e Puyol e creare gli spazi per i rari ma efficaci inserimenti di El Shaarawy a sinistra, Boateng a destra e Muntari al centro. Il Barcellona ha dominato, e questo era ampiamente previsto, ma Abbiati non ha dovuto compiere una sola parata in tutti i 90’, e questo non era per nulla previsto, nemmeno nei sogni più audaci. I blaugrana, nella loro versione più indisponente, hanno consumato le proprie energie nervose, e quelle del pubblico neutrale, con un tiqui-taca inconcludente, ossessivo, capriccioso, senza mai azzardare nemmeno la conclusione da fuori (a parte Iniesta, in un caso o forse due). La grandezza del Barcellona e del suo impianto di gioco non può ovviamente essere messa in discussione per un singolo match, ma è evidente che anche questo ingranaggio favoloso ha le sue rotelle sdentate.

Più che un muro, quello milanista è stata una ragnatela, nella quale la mantide catalana è rimasta invischiata senza quasi accorgersene, peggiorando la propria situazione a ogni movimento. Ma del morso del ragno, di quello se n’è accorta di certo. Il sinistro in mischia di Boateng (foto by InfoPhoto), dopo fallo di mano sesquipedale di Zapata, ha paralizzato il Barcellona; quello volante di Muntari, a suggello di un contropiede micidiale ispirato da Montolivo, condotto da Niang e rifinito dal delizioso pallonetto-assist di El Shaarawy, l’ha finito. San Siro è incredulo e delirante, Balotelli-gang in tribuna compresa, come se riportato indietro nel tempo a notti leggendarie che nessuno credeva più di rivivere. E questo, al di là di una qualificazione ancora tutta da conquistare ma assolutamente alla portata del Milan (e chi l’avrebbe mai detto), è la vera memorabilia di una notte portentosa.