Si può perdere una gara senza fare praticamente un tiro in porta pur avendo il possesso palla a proprio favore del 65 per cento?

Sì, se ti chiami Barcellona e sviluppi il tuo gioco soprattutto nella propria metacampo con tocchetti e fraseggi che hanno lo scopo di addormentare l’avversario.

La sconfitta blaugrana in casa del Milan, però, a nostro avviso, va letta sotto un’altra lente d’ingrandimento, quella della capacità di rinnovarsi. Forse da troppo tempo, salvo alcuni stop forzati per infortunio, i catalani scendono in campo con una squadra affiatata ma al tempo stesso logora. I pochi innesti fatti nel corso degli ultimi anni hanno palesato una evidente difficoltà d’inserimento per i nuovi arrivati, come ad esempio l’ex udinese Alexis Sanchez, a tutti parso un pesce fuori d’acqua nella battaglia di San Siro.

Detto che il Milan, ha impiegato le prime nove giornate di campionato per iniziare il suo ricambio generazionale successivo alle partenze in massa dei vari Nesta, Gattuso, Seedorf, Thiago Silva, Ibrahimovic e Pato, andiamo a vedere, ad un anno dal confronto diretto della stagione 2011-12, quanto sono cambiate le due squadre.

Quasi identici i due Barcellona, con la sostanziale differenza dell’uomo al timone (allora Guardiola e oggi Villanova, anche se in panchina c’era Jordi Roura). Rispetto allo 0-0 del 28 marzo 2012, in questo 2-0 c’erano ancora Valdes, Dani Alves, Piqué (che allora però giocava terzino), Xavi, Iniesta, Busquets, Pedro (che partì dalla panchina) e Messi, oltre a Sanchez e Mascherano, stavolta entrati in corso d’opera.

Solo quattro e… mezzo, invece, i superstiti del Milan: rispetto ai 14 utilizzato da Allegri nella gara precedente, troviamo solo Abbiati, Mexes, Ambrosini, Boateng ed El Shaarawy, con l’ultimo che era stato gettato nella mischia solo al 7′ della ripresa.

Ben diversi anche modulo, atteggiamento e grinta. Mancavano Antonini, Bonera, Nesta, Nocerino, Ibrahimovic, Emanuelson e Mesbah.

Pur travolto da critiche e giudizi affrettati, il Milan ha saputo riciclarsi e rinnovarsi, il Barça no: forse la spiegazione è più semplice di quel che si possa pensare. E il possesso palla c’entra come il due di denari con la briscola di bastoni.

Foto: Infophoto.