All’Atalanta è sufficiente un golletto di Denis dopo mezz’ora per avere la meglio del Milan privo di gioco, cuore e midollo di Filippo Inzaghi (foto by InfoPhoto), la cui sinistra parabola assomiglia sempre più a quella di Ciro Ferrara alla Juventus e non, come nei sogni umidi di Galliani, a quella di Pep Guardiola al Barcellona. Come contro Sassuolo e Torino, i rossoneri mettono in mostra la faccia che San Siro non vorrebbe vedere mai: non solo una squadra scarsa, ma anche una squadra paurosa, disorganizzata, senza alcuna direzione visibile, come se il ritiro fosse iniziato l’altroieri. E invece siamo a metà gennaio.

La sola lettura delle formazioni equivale a un approfondito spoiler della partita che verrà. Mentre Colantuono, non esattamente un seguace di Zeman, dota la sua squadra di ben due centravanti, Pinilla e Denis, Inzaghi punta per l’ennesima volta sul suo collaudato 4-6-0, con Menez rigorosamente a quaranta metri dalla porta avversaria, Cerci ed El Shaarawy incollati sulla linea del fallo laterale e il terzetto di centrocampo sparpagliato senza alcun ordine razionale. Praticamente come andare in battaglia armati di mestolo e battiscopa.

Una disposizione insensata che puzza di paura lontano un miglio, e ci vuole poco, più o meno un quarto d’ora, perché perfino la banda nerazzurra se ne accorga; a Colantuono basta chiedere ai suoi di alzare leggermente il pressing per mandare in pappa i circuiti milanisti. I rossoneri cominciano a perdere palloni su palloni nella loro metà campo, vengono graziati un paio di volte dalla traversa (su tiro di Pinilla) e da qualche scelta sbagliata degli atalantini in fase di ultimo passaggio, ma alla fine pagano dazio: Menez si regala un colpo di tacco trasudante idiozia a centrocampo, scatenando la rapida ripartenza nerazzurra, favorita dall’assenteismo di De Jong e conclusa da un diagonale preciso del tanque Denis (33’).

Cerci, insipido, resta negli spogliatoi all’intervallo quando Inzaghi, alleluia, decide di provare con una punta vera, peraltro l’unica che la società ha ritenuto di lasciargli in rosa. Con Pazzini in campo il Milan alza il proprio baricentro, ma la cifra del gioco non cambia, d’altra parte questa è una squadra adagiata sulle giocate estemporanee di Jeremy Menez, e il francese è in una di quelle giornate dove farebbe meglio da infortunato. E senza Menez il Milan non è nulla, o quasi. L’Atalanta non deve far altro che acquattarsi nella propria trequarti e navigare serena verso il novantesimo: a dire il vero avrebbe più volte l’opportunità di chiudere il match con largo anticipo, ma forse sarebbe troppa grazia. E così, mentre Pippo Inzaghi rimedia la sua prima espulsione della sua carriera (sempre che ne abbia davvero una), all’inorridito pubblico di San Siro non resta che risparmiare il fiato in vista della bordata di fischi finale. Che arriva puntuale dopo 4’ di recupero.