Il Milan conferma la sua solida tradizione nel match d’apertura dell’anno solare: Atalanta battuta per 3-0, grazie alla doppietta dell’eterno Kakà (che supera quota 100 gol in rossonero) e al sigillo del baby Cristante, e classifica meno inquietante di quanto non fosse prima della sosta, nonostante la cifra stilistica rossonera rimanga qualcosa di difficilmente digeribile, se non in periodo di guerra. Da parte sua, l’Atalanta può recriminare per una rete annullata a Benalouane e per una clamorosa occasione sciupata da Denis, entrambe sul risultato di 1-0; ma anche, e soprattutto, per un primo tempo inutilmente pavido.

San Siro accoglie il 2014 del Milan con un’atmosfera cupa, resa ancora più lugubre dalla decisione della Curva Sud di non sostenere la squadra con i consueti cori. Peraltro, c’è ben poco di cui scaldarsi, se è vero che nella calza della befana i tifosi rossoneri non troveranno Nainggolan (Galliani dixit) e che Allegri è costretto da infortuni e squalifiche a schierare un Milan inedito anche nelle partitelle del giovedì, con i redivivi Robinho e Matri a far compagnia a capitan Kakà in attacco e un terzetto di centrocampo composto, oltre che da De Jong, dalla salma di Nocerino e da Bryan Cristante, classe ’95, la teorica pedina di scambio con il Cagliari. A dire la verità, l’inizio dei rossoneri è promettente, grazie anche e soprattutto alla verve del suo centrocampista appena maggiorenne, che dopo 7’ è già andato vicino al gol in due occasioni, colpendo anche una traversa, e dando vivacità alla manovra con piede educato e buoni tempi di inserimento. E allora, del tutto spontaneamente, viene da chiedersi perché Allegri gli abbia regalato appena una manciata di minuti in una stagione crepuscolare come questa, per giunta  in un reparto in cui non si segnalano Zidane o Iniesta. O, ancora, perché si voglia cedere proprio lui. Misteri della fede. Intanto, quel che resta del Milan prova a darsi da fare con i suoi pochi mezzi, complice anche un’Atalanta più remissiva del necessario. Dopo un bel tentativo di Kakà, sinistro in corsa deviato in corner da Consigli, è proprio il brasiliano a far breccia al 35’: contropiede fulmineo condotto da Emanuelson, assist tracciante per il 22, che da posizione defilata infila il portiere nerazzurro con il piatto che vale l’1-0 e il gol numero 100 in rossonero (foto by InfoPhoto).

L’Atalanta, che nel primo tempo si era fatta vedere solo con un destro estemporaneo di Raimondi schiantatosi contro il palo al 44’, rientra con tutt’altro piglio nella ripresa. Complice l’apparente, repentino crollo fisico dei rossoneri, la squadra di Colantuono alza il baricentro e per Abbiati inizia il tipico quarto d’ora di passione. Al 3’ Denis calcia da buona posizione, ma la palla termine alta sulla traversa. Al 7’ Belouane va in gol ma Peruzzo annulla per una lieve spinta del tunisino ai danni di Mexes. 1’ più tardi, Moralez si beve un distratto De Jong e dal fondo serve a Denis un pallone che richiede solo di essere spinto in porta, ma l’argentino calcia addosso ad Abbiati. Le scarnificate tribune di San Siro muggiscono di disapprovazione e turbamento, anche perché in avanti Matri e Robinho fanno la gara a chi perde più palloni. Allegri sradica il suo pupillo, comprensibilmente fischiato da un pubblico esausto, e butta in campo Balotelli, alla faccia dell’influenza. E fa bene, perché dopo una manciata di minuti è proprio il centravanti azzurro a costruire l’azione che porta al raddoppio di Kakà, bravo a sbattere rapinosamente in rete un pallone che Robinho, a tre metri dalla porta, sembrava volersi limitare ad ammirare in tutta la sua sferica perfezione. 2-0, ma non è finita, perché 2’ dopo è Bryan Cristante a firmare il 3-0 con una rasoiata da 20 metri che s’infila alla destra dell’incolpevole Consigli. Di fatto, la partita si chiude qui, lasciandoci una mezz’oretta per pensare a come impiegare sapientemente i quattro mesi e mezzo restanti di questa stagione. Un buon inizio potrebbe essere quello di inserire i nuovi acquisti (Rami ha esordito oggi, Honda lo farà sabato prossimo) e lanciare i giovani più promettenti, come Cristante, invece di affossare ulteriormente l’autostima dei tifosi coi vari Mexes, Zapata, Nocerino, Matri. E di gustarsi gli ultimi bagliori di Ricardo Kakà, ultimo dei campioni milanisti a meritarsi tanto il sostantivo quanto l’aggettivo.