Non è bastato all’Alessandria il cuore dei suoi giocatori e la passione della sua tifoseria, giunta in massa al Meazza. A tredici anni dall’ultima, vittoriosa apparizione contro la Roma, il Milan torna in finale di Coppa Italia, superando agevolmente la squadra di Gregucci nella semifinale di San Siro per 5-0, grazie alle doppiette di Jeremy Menez e Alessio Romagnoli, entrambi ancora a secco in questa stagione, e al sigillo finale di un deludente Mario Balotelli. Nessuna celebrazione particolare, dal momento che il cammino in coppa è stato oggettivamente di una facilità irrisoria, ma va comunque sottolineato che Mihajlovic ha riportato il Diavolo a giocarsi un trofeo: era dall’agosto 2011, Supercoppa Italiana a Pechino, che non succedeva.

Il tecnico serbo aveva chiesto ai suoi concentrazione e impegno al livello massimo, e non a caso nella formazione anti-Alessandria figurano molti dei titolari, ma il suo appello rimane inizialmente inascoltato. Il Milan scende in campo con gambe molli e testa svagata, l’Alessandria esattamente il contrario, e quando Honda si mangia un gol colossale dopo 6′ (tiro alto a porta vuota da cinque metri su assist di Kucka), l’atmosfera a San Siro si fa sinistra, anche perché due minuti dopo Abbiati deve salvare la baracca su Fischnaller. C’è voluto il primo gol stagionale del redivivo Jeremy Menez per indirizzare la gara verso la sua destinazione naturale: gran palla di Honda per il francese, che con un destro secco e angolato porta avanti i rossoneri (20′) e di fatto chiude il discorso-qualificazione. L’Alessandria, che fino a quel momento aveva corso, pressato e giocato con la giusta determinazione di chi crede nel miracolo, si sfalda come d’incanto e per il Milan si fa tutto semplice. Quattro minuti più tardi arriva anche il raddoppio, ed è un’altra prima volta, quella di Romagnoli, che firma sua prima rete in rossonero sfruttando la torre di Kucka su corner di Honda. Al 39′ è ancora festa per Menez, che suggella una bella combinazione tra il giapponese e Poli con un facile appoggio a porta praticamente sguarnita.

Mihajlovic può finalmente rilassarsi, anche in ottica campionato: il recupero del numero 7 è manna dal cielo, considerato che Niang ha praticamente chiuso la stagione. Notizie meno positive sul fronte dell’altro grande convalescente, non nel fisico ma nella testa, ovvero Balotelli: distratto, nervoso, slegato dai compagni, il 45 si rende protagonista di una performance negativa che il gol nel finale non può nascondere sotto il tappeto. Se ne accorge il pubblico, che lo fischia a ogni errore (e sono tanti), se ne sarà accorto anche Mihajlovic, che trarrà le sue conclusioni per il rush finale.

La ripresa è stata un’appendice quasi superflua, anche perché i rossoneri, senza il furore di Kucka (migliore in campo nei primi 45′, al suo posto José Mauri), si sono limitati a gestire il risultato senza affondare ulteriormente i colpi. Il ritmo, tuttavia, è rimasto discretamente elevato: merito soprattutto di un Alessandria che, scrollatosi di dosso la tensione, ha provato a divertirsi e a cercare un gol comunque prestigioso. E ci sono andati vicini più volte, i grigi, con un paio di capocciate velenose di Fischnaller e Marconi (17′ e 19′) e con un tocco di Celjak respinto sulla linea da De Sciglio (32′). E invece è il Diavolo ad arrotondare ulteriormente il punteggio nel finale, ancora con Romagnoli, su uno schema praticamente identico a quello della sua prima rete, e infine con un diagonale di Mario Balotelli. Finisce con un 5-0 fin troppo pesante per l’Alessandria, e il Milan torna in finale di Coppa Italia dopo quasi tre lustri. Domani il Diavolo conoscerà la sua avversaria, che a meno di cataclismi sarà la Juventus. Come nel 2003, anche se quella volta ci si giocava una coppa un po’ più importante.