Come ha scritto Paolo Cola i quattro turni di squalifica a Mexes per il cazzotto a Chiellini ci possono stare. Vista la recidiva dovevano forse essere di più. Proprio per questo il Milan non farà ricorso. Ma dopo la chiusura della curva contro il Napoli gli sfottò con destinatati i tifosi napoletani hanno portato alla squalifica di San Siro per la sfida con l’Udinese: una decisione che ha mandato la società rossonera su tutte le furie. E pensare che proprio in via Turati avevano fatto il primo grande passo per fermare i cori razzisti (Boateng che abbandona il campo a Busto Arsizio, ndr) inducendo la federazione ad accelerare in una lotta troppo importante per non essere combattuta. Ora la ‘campagna’ dello scorso gennaio è diventata un pericoloso boomerang grazie alla mano del Giudice sportivo che sembra voler mettere sullo stesso piano razzismo, discriminazione territoriale, intolleranza e prese in giro rischiando di fare di tutta l’erba un fascio in nome della tanto invocata ‘tolleranza zero’.

L’ad rossonero Galliani (foto by InfoPhoto) non ci sta e nella serata di lunedì 7 ottobre ha voluto precisare un po’ di cose: “La prima: discriminazione territoriale esiste solo in Italia, le norme Uefa parlano di discriminazione razziale, in Italia ci siamo inventati la discriminazione territoriale. Ieri sera nessuno, nessun giornale, nessuna televisione, io godo ancora di buon udito ed ero allo Juventus Stadium, e non ho sentito questi cori che sarebbero stati sentiti da funzionari della Procura Federale. E più in generale mi sembra perfetta come norma, in un Paese dove nessuno va negli stadi, dove abbiamo stadi vecchi, obsoleti, con nessuno, chiudere uno stadio mi sembra perfetto anche politicamente, geniale, anzi la troverei una cosa veramente geniale quella di chiudere uno stadio”.

L’ironia lascia presto spazio all’amarezza: “Ammesso che ci siano stati questi cori che nessuno ha avuto il piacere di sentire, la prossima volta c’è partita persa e pure penalizzazione, di arriva al paradosso. Oltretutto sei in trasferta e non puoi curare i tuoi tifosi, ammesso che abbiano fatto questi cori. Quindi prima ti chiudono la curva, al secondo giro, sempre per discriminazione territoriale ti chiudono lo stadio, alla terza volta ti danno partita persa e, volendo, anche con una penalizzazione. Vuol dire che se 50 persone si mettono d’accordo, uccidono una società facendo cori di discriminazione razziale o territoriale. Se questa è una norma di buon senso lo lascio decidere a chi seguirà le televisioni o la carta stampata domani (oggi, ndr)”. 

Galliani critica poi il comunicato del Giudice Sportivo: “Nella curva del Milan ci stavano 872 persone, il comunicato dice che centinaia di tifosi del Milan intonavano cori di discriminazione territoriale. Che vuol dire che se io stasera mi metto allo stadio e me la prendo con quelli di Porta Romana, io che abito a Brera, per esempio quella è discriminazione territoriale, perché anche all’interno di una città ci sono i vari territori. Naturalmente tutti i presidenti la pensano come me. Mi sono affrettato a chiamare il presidente Abete per chiedergli ragione di questa cosa e di cosa ne pensa e se pensa che sia giusto mantenere questa norma qui, io chiedo che questa norma venga abolita. Capisco il razzismo, è un problema grave, un problema del mondo, ma la discriminazione territoriale francamente..ironizzo perché non saprei cos’altro dire, lascio al buon senso di ciascheduno, qualcuno mi darà torto e me lo prenderò ma…”.

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