Sinisa Mihajlovic riparte dal Torino. Dopo la non felice esperienza rossonera, il tecnico serbo ha abbracciato la causa granata, pronto a ripartire con determinazione ed entusiasmo. È un Mihajlovic visibilmente emozionato quello che si presenta in conferenza stampa, pronto a soddisfare le curiosità dei cronisti presenti. Ovviamente si parte dalla domanda di rito, quella più scontata: come mai proprio il Torino?
«Perché per me è un grande onore essere qua oggi. Mi dicevano che il Toro fosse un’altra cosa ma pensavo fossero esagerazioni. Invece qui si respirano davvero pagine di storia, fra le più intense e drammatiche del calcio. Ho scelto il Toro perché è una società epica che è bella vivere con la sciarpa al collo per accostarsi agli eroi che ha avuto; ed ecco perché ho già chiesto a Cairo di portarmi a Superga per omaggiare gli eroi. Lacrime, sudore e cuore proprio come piace a me: sono contento essere in una società che mi somiglia»

Il Toro di Mihajlovic dovrà dunque essere una squadra sempre pronta a combattere, senza alcuna paura. Poi arriverà anche il bel calcio, ma in primis il nuovo allenatore vuole vedere grinta e sudore. Soprattutto, vorrebbe che i giocatori che militano già da tempo nelle file del Torino potessero spiegare ai nuovi arrivati che cosa vuol dire indossare la maglia granata. Il modulo non è stato ancora deciso («Non ho un modulo preciso, perché non c’è modulo per vincere. Bisogna trovare il modulo giusto per quelle che sono le caratteristiche dei giocatori, dunque vediamo prima chi arriva») e dal mercato Sinisa si aspetta giocatori motivati e ambiziosi. Gente pronta a sacrificarsi e che abbia la giusta “fame” sportiva.

Eppure manca ancora qualcosa al Toro per essere competitivo:  Partiamo svantaggiati rispetto alle più forti. Ma noi se saremo uniti fra società, squadra e tifoseria, possiamo recuperare i sei o sette punti per andare in Europa». Mihajlovic ribadisce che non punta ai grandi nomi, ma soltanto ai giocatori altamente motivati. È quello il segreto per tentare di fare una grande stagione: «Io voglio vincere, dunque voglio una squadra offensiva che però deve avere equilibrio. Voglio una mentalità offensiva, che prenda anche qualche rischio per vincere: io gioco sempre per vincere». La vera sfida sarà anche provare a lanciare un giovane forte quanto Donnarumma, anche se per il tecnico serbo la carta d’identità conta solo fino a un certo punto: «Nella rosa ci sono tanti giovani, cui si aggiungono Parigini, Gomis, Barreca, Aramu. Ma io non guardo se uno è giovane o vecchio, guardo se uno è bravo o non è bravo».

Restando poi in tema di mercato granata, il direttore sportivo Gianluca Petrachi svela: «Un mese e mezzo fa Ciro mi aveva chiesto di restare. Poi, però, in quindici giorni, qualcosa è cambiato e oggi non percepisco più quella voglia di fermarsi. Ne ho parlato con il presidente e spendere undici milioni per un giocatore che non è convinto non ci interessa»