Il San Paolo è stato spesso teatro di momenti cruciali della storia del Milan, dallo storico 2-3 del maggio 1988 che suggellò la rimonta di Gullit e Sacchi su Maradona e il primo scudetto berlusconiano, all’1-1 che regalò il primo titolo a Fabio Capello, all’1-5 del novembre 1992 che vide l’ultima grande esibizione in Serie A di Marco Van Basten (autore di 4 gol), un mese prima dell’operazione che di fatto pose fine alla sua carriera. Va da sé che il pareggio di ieri sera non abbia la stessa dimensione delle gare succitate, ma ciò non toglie che abbia mantenuto una sua epica dignitosa, un punto tutto lacrime, sangue e cazzimma che Mihajlovic ha gradito quasi come se fossero tre:

La squadra merita i complimenti per come ha giocato, era difficile fare risultato qui, solo due squadre ce l’avevano fatta, ma noi ci siamo riusciti. Molto buona la nostra fase difensiva, un po’ meno quella offensiva, ma siamo stati bravi e tosti come piace a me. Abbiamo un’ottima condizione atletica, è difficile che qualcuno faccia meglio di noi dal punto di vista della corsa e dell’intensità

Da un certo punto di vista, la prova dei rossoneri ha ricordato da vicino certi Fort Alamo organizzati da Allegri contro il Barcellona: due linee strettissime di centrocampo e difesa per impedire al Napoli di muovere velocemente il pallone dalla trequarti in avanti, raddoppi costanti sugli esterni per ostacolare le sovrapposizioni dei terzini, baricentro basso per negare la profondità al centravanti argentino avversario. Strategia riuscita alla perfezione, visto che di pericoli veri Donnarumma ne ha corsi due o tre in tutta la partita. Decisamente meno positiva la seconda parte del piano, quella che prevedeva di far male al Napoli in contropiede, dal momento che l’eccellente pressing offensivo di Sarri (analogo a quello di Guardiola, tanto per restare in tema) ha strangolato sul nascere ogni abbozzo di ripartenza veloce. E pazienza se lo spettacolo non sarà quello più gradito al presidente:

I conti li faremo alla fine, se saremo entrambi contenti andremo avanti, il mio obiettivo è quello di restare perché per me è una grande occasione, e in ogni caso non finirò mai di ringraziare il mio presidente per avermela concessa

Sinisa sa che l’unico modo per aver la certezza di mantenere il posto è raggiungere la qualificazione alla Champions League (per quanto sia assurda questa pretesa, ndr), e resta fiducioso sulle possibilità di centrare l’obiettivo, nonostante al momento sia lontano ben 8 punti:

Dal Napoli al Napoli abbiamo giocato 19 partite, perdendone solo due: con la Juve e con il Bologna, gara che rigiocandola dieci volte la vinceremmo sempre. Abbiamo fatto 15 punti in 7 partite nel girone di ritorno, più di 2 a partita, e i numeri ci dicono che in questo modo possiamo lottare per il terzo posto

Di sicuro, il Milan non mollerà l’osso fino alla fine: la condizione è buona, il morale alto, il calendario favorevole e le avversarie, Inter a parte, ancora impegnate nelle coppe. E se poi alla fine arriverà solo una qualificazione all’Europa League, risultato più che realistico per la qualità di questa squadra, forse anche Silvio Berlusconi saprà accontentarsi.