Come dice Galliani parafrasando Venditti (avessi detto Hikmet), certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. A 15 anni di distanza dal suo addio a Genova, Sinisa Mihajlovic (foto by InfoPhoto) è il nuovo tecnico della Sampdoria, in sostituzione di Delio Rossi: la notizia è diventata ufficiale questa mattina, ma già negli ultimi giorni si era capito che il serbo sarebbe finalmente riuscito  a liberarsi dalla federazione del suo paese e dalla nazionale che aveva guidato, senza fortuna, nel girone di qualificazione ai Mondiali. Con lui ci sarà ancora Nenad Sakic, suo vice in nazionale e, soprattutto, anche lui ex blucerchiato.

Ho deciso di lasciare la nazionale serba e di accettare l’offerta della Sampdoria. Sono io il nuovo allenatore della squadra di Genova. La decisione di lasciare la nazionale l’ho presa considerando che i vertici della Federazione serba (Fss), il presidente Tomislav Karadzic e il segretario generale Zoran Lakovic non sono stati in grado di darmi delle garanzie che avrei continuato ad allenare la nazionale. I soldi non sono mai stati un problema nei miei rapporti con la dirigenza della Federazione. A influire sono state altre ragioni

Così Sinisa, al termine del suo ultimo match come commissario tecnico della Serbia. Per lui si tratta sì di un ritorno alla Sampdoria – club nel quale aveva militato per quattro anni, tra il 1994 e il 1998, collezionando 128 presenze e 15 reti – ma anche di un ritorno su una panchina italiana. Dopo il biennio come vice di Mancini all’Inter, Mihajlovic aveva allenato il Bologna nel 2008-09 (4 vittorie in 21 gare, esonerato), il Catania l’anno successivo (subentrato, 9 vittorie in 23 gare) e, da ultimo, la Fiorentina per due stagioni, altra esperienza non esaltante e conclusa con un esonero. Per lui, da allenatore, il bilancio recita 101 panchine, con 31 vittorie, 37 pareggi e 33 sconfitte.