Che la scintilla tra Inter e Walter Mazzarri (foto by InfoPhoto) non fosse mai scoccata era cosa nota a tutti. La miserabile performance offerta nel derby di ieri sera, tuttavia, sembra aver capovolto i termini della questione e l’unica scintilla che la tifoseria nerazzurra vorrebbe far scattare è quella di un rogo, con il tecnico toscano come vittima sacrificale. A giudicare dal trend #mazzarrivattene che sta spopolando su Twitter, i fan della Beneamata hanno oltrepassato il limite di sopportazione nei confronti di un tecnico ritenuto pavido, antipatico, lagnoso, incapace di dare una forma definita alla squadra e di saperle trasmettere altro che la sua mentalità sparagnina e provinciale.

La verità è che Walter Mazzarri è sempre stato questo fin dall’inizio: un tecnico di lotta più che di governo, bravo a far rendere la rosa a disposizione secondo il suo effettivo valore secondo la più semplice delle filosofie pallonare, quella che vuole 9-10 uomini costantemente dietro la linea del pallone e rapide ripartenze. Un tecnico forse più adatto a contesti differenti, meno ingombranti, meno esigenti. Probabilmente, non il punto fermo su cui fondare l’ennesima, necessaria ricostruzione. Ma l’errore più grosso sarebbe quello di scaricargli addosso per intero le responsabilità della mediocre stagione nerazzurra: quelle sono da ricercarsi principalmente in un gruppo di giocatori di qualità media, a esser generosi, che nemmeno maestri jedi come Guardiola o Mourinho avrebbero potuto far rendere più di quanto non abbia fatto Mazzarri.