Non voglio credere alla malafede. Voglio credere che gli arbitri siano scarsi, come dimostrano domenica dopo domenica”.  Ah, qual dolce musica odono le mie orecchie intappate dall’allergia montante, se non fosse per la dubbia provenienza delle onde sonore, ovvero le fauci di Marco Materazzi (foto by InfoPhoto), il nostro amico spammone. Ebbene sì, lorsignori, proprio lui, l’Uomo con lo Smoking Bianco, simbolo e guardiano della revanche interista dopo il medioevo moggiano (sempre secondo la mitopoiesi nerazzurra), l’uomo che “vi ho fatto vincere uno scudetto, sigh” e altro ancora: lui, Materazzi, si chiama fuori da qualsiasi coinvolgimento in piagnistei complottari.

Gli arbitri non sempre pagano, anzi vengono sempre difesi. Contro la Juve non è stato dato un rigore a Cassano, poi è stato dato un rigore all’Atalanta, domenica scorsa non è stato fischiato un rigore a Ibarbo e invece ne è stato dato uno a Pinilla che non c’era. Sono cose strane ma non deve diventare un alibi: se una squadra subisce 45 gol in un anno qualcosa di sbagliato c’è”.

Se anche Materazzi, ora che è diventato un ometto con la testa sulle spalle, depriva il fischiettante Bonolis e il suo codazzo di roditori incantati della propria stampella di sostegno, allora significa che la fine del mondo è prossima, e non per colpa di qualche oscura trama Illuminata.