Era in carcere da 16 giorni, coinvolto nell’inchiesta attorno alla costruzione del nuovo stadio Is Arenas. Massimo Cellino aveva in primis rifiutato gli arresti domiciliari, chiedendo di essere trattenuto in carcere e manifestando occupando la cella suonando la chitarra. Ma poi ha dovuto cedere ed è stato trasportato in una struttura di recupero nel Sulcis.

Il solito Massimo Cellino. Alle ore 17 del sabato, il massimo dirigente del Cagliari calcio ha dovuto lasciare la cella di Buoncammino, trasferito a bordo di un fuoristrada della polizia penitenziaria con vetri oscurati in una struttura di recupero nella comunità penale Terra Manna a Villamassargia, nel Sulcis Iglesiente. Il locale è un ex azienda agricola ed è gestita dalla cooperativa San Lorenzo, la quale si occupa del recupero e del reinserimento dei detenuti. Una struttura scelta perché Cellino ha la residenza a Miami e quindi gli arresti domiciliari, oltre ad essere decisamente scomodi, non erano nemmeno idonei. Si era pensato anche al centro sportivo di Assemini, dove si allena il Cagliari, e la villa di Cellino vicina a Buoncammino.

In principio Cellino aveva rifiutato i domiciliari, concessi nella giornata di venerdì, dal Gip Giampaolo Casula al collegio della seconda sezione del Tribunale, presieduta da Massimo Costantino Poddighe: “Una decisione totalmente contro la mia volontà, voglio uscire da qui solo da uomo libero”, aveva detto Cellino. E’ uscito, ancora sotto inchiesta però.