Vincenzo Nibali che non ti aspetti. Il dominatore del Tour de France 2014 e del Giro d’Italia 2013 ha infatti detto la sua, a Vanity Fair, dopo le notizie sulla riapertura dell’inchiesta sulla morte di Marco Pantani, avvenuta in un hotel di Cesenatico il giorno di San Valentino del 2004. Il siciliano ha spiegato: “Per il bene del ciclismo, sarebbe stato meglio non riparlare di quella giornata. Non è un bene neanche per Marco, che i tifosi vogliono ricordare per le grandi imprese e non per quel tragico episodio”.

Il siciliano se la prende con i media: “Hanno subito parlato, con grandi titoloni, della riapertura dell’inchiesta. Da cui ancora non è emerso nulla. Ricordo quando si sparse la voce che Fausto Coppi era stato assassinato e non era morto di malaria. Tutti a parlarne, e poi era una bufala. Sta accadendo l’identica cosa per l’omicidio di Yara Gambirasio: il presunto assassino è costantemente in prima pagina. E se poi non fosse stato davvero lui?”.

Nibali conferma comunque che Pantani è stato un idolo: “Per me e per tutti quelli della mia generazione, il Giro del 1998 è stato qualcosa di epico. In quel periodo, eravamo tutti invasi dalla pantanimania, volevamo essere tutti come lui. Appena avrò tempo, come ho promesso, andrò sicuramente a Cesenatico a trovare la famiglia del Pirata”.