“Il ciclismo a me piace perché non è uno sport qualunque. Nel ciclismo non perde mai nessuno, tutti vincono nel loro piccolo, chi si migliora, chi ha scoperto di poter scalare una vetta in meno tempo dell’anno precedente, chi piange per essere arrivato in cima, chi ride per una battuta del suo compagno di allenamento, chi non è mai stanco, chi stringe i denti, chi non molla, chi non si perde d’animo, chi non si sente mai solo. Tutti siamo una famiglia, nessuno verrà mai dimenticato. Chi, scalando una vetta, ti saluta, anche se ti ha visto per la prima volta, ti incita, ti dice che “è finita”, di non mollare. Questo è il ciclismo, per me”. La carriera di uno sportivo dura pochi anni, ma fuoriclasse come Marco Pantani saranno ricordati in eterno.

COLPO DI FULMINE – Nato a Cesena il 13 gennaio 1970, trascorre l’infanzia a Cesenatico. Poco incline allo studio, alimenta la propria passione verso il calcio fino a quando nonno Sotero gli regala una bicicletta ed è subito amore. Tesserato nel G.C. Fausto Coppi mostra eccellente predisposizione come scalatore ed esordisce da professionista il 5 agosto 1992 assieme alla squadra “Carrera Tassoni”.

INIZIO BRUCIANTE - L’edizione 1994 del Giro d’Italia lo vede conquistare Merano e Aprica. Giunto secondo in classifica generale, alle spalle di Evgenij Berzin, conclude invece sul gradino più basso del podio la prima partecipazione al Tour de France. Miglior giovane, è facile distinguerlo anche grazie alla bandana colorata sul capo da “Pirata”, suo noto soprannome.

L’ASCESA NELL’OLIMPO - Il bronzo ai Campionati del Mondo di Duitama (Colombia) sembra consacrarlo, ma il terribile incidente durante la Milano-Torino – quando viene investito da un fuoristrada in senso contrario – rischia di comprometterne il futuro. Riscontrata frattura di tibia e perone, dopo soli cinque mesi torna in sella. Passato alla Mercatone Uno, il 1998 lo rende immortale: indomabile durante il Giro d’Italia, firma la doppietta al Tour de France.

LA TRISTE FINE - La stagione successiva parte magnificamente. Strappata la maglia rosa e vinto a Madonna di Campiglio un controllo anti-doping rivela però che il suo ematocrito è fuori norma. Escluso dalla corsa comincia la crisi psicologica e, ripresa momentaneamente l’attività agonistica senza gli stessi successi, entra in una clinica a Padova, specializzata nella cura da depressione e alcolismo, inutilmente. Il 14 febbraio 2004 viene trovato morto nel residence “Le Rose” di Rimini, tradito da un’overdose di eroina.