Oltre a mamma Tonina una donna importante nella vita di Marco Pantani è stata Christina Jonsson, storica fidanzata danese.

SCATTA LA SCINTILLA – Ballerina sui cubi, aveva incontrato il campione durante l’inverno 1995. Sebbene non lo conoscesse, ne venne presto colpita per una relazione durata poi sette intensi anni. Ora insegnante di arti visuali all’Ecole d’Arts Tetard di Losanna, ha rievocato a “L’Hebdo”, settimanale svizzero, la loro storia: “Lo incontrai nel ’96 in discoteca. Avevo 19 anni, Marco 26. Aveva già orecchino e bandana. Mi sembrò un ribelle, come me: avevo lasciato la Danimarca, e una madre alcolizzata, per seguire il talento di ballerina e pittrice. Troncai nel 2003, per preservare la mia salute fisica e mentale”. Non si sarebbero mai più rivisti.

UN’ISPIRAZIONE SUL PIANO PROFESSIONALE - Qualche anno fa è andata a visitarne la tomba: “Sua madre non mi aveva invitata al funerale privato né io avevo avuto il coraggio di presentarmi. L’ho salutato solo molto tempo dopo. Conosco quel cimitero: con Marco andavamo a trovare il suo adorato nonno. Pioveva fortissimo. È stato un momento orribile, però utile per guardare in faccia la realtà. A dieci anni dalla scomparsa, voglio ricordare Marco nel suo garage mentre, maniaco della perfezione, regola la sella della bici al millimetro. Era esigente con se stesso e devoto al lavoro: oggi riconosco che mi ha insegnato moltissimo”.

“GIALLO” IRRISOLTO - Secondo la sua versione mali oscuri come depressione e dipendenza dalla cocaina lo hanno divorato, anche se preferisce non sbilanciarsi su quanto sia accaduto al residence “Le Rose”: “Io non so – commenta per la “Gazzetta dello Sport” – che cosa sia successo in quella camera d’albergo, ma capisco Tonina. In qualche modo la morte di Marco è stata la conseguenza di una lunga serie di cazzate fatte per e intorno a lui. In questo senso è stato ucciso dal peso insostenibile degli errori commessi”.