Il Monaco alza la posta per Claudio Marchisio (foto by InfoPhoto): ora i milioni sul piatto sono trenta, cinque in più di quelli proposti alla Juventus un paio di settimane fa e che avevano fatto tentennare, ma non cedere, la dirigenza bianconera. Ora, tuttavia, il discorso si complica: è vero che si sta parlando di vendere uno dei figli prediletti della patria sabauda, ma trenta milioni di euro per un incursore di centrocampo sono tanti, tantissimi, forse irrinunciabili.

Con quella cifra, pensa Marotta, metto spalle al muro i Della Valle per Jovetic e mi resta pure un gruzzolo discreto per trovare un’alternativa al biondo mediano, considerando che Pogba è già pronto a riempire la falla. Invero, la questione tecnica non dovrebbe neanche porsi: il Principino è certamente un giocatore di buonissimo livello, ma non un campione che rivoluziona una squadra, e difficilmente, ora che va per i 28, potrà diventarlo nel prossimo futuro. Non è un top player, ma viene valutato come se lo fosse.

Ciò che ancora blocca la Juventus è tutto quel corollario di condizioni non puramente di campo che rendono il calcio un gioco speciale. Marchisio è un figlio speciale di questa Juventus, cresciuto nel vivaio, coltivato nel terreno aspro della Serie B, passato attraverso le difficili stagioni dei Ranieri e dei Ferrara e finalmente maturato nella Juve nuovamente vincente di Antonio Conte. È amatissimo dai tifosi (secondo il sondaggio di Tuttosport, circa il 65% lo considera incedibile a qualunque cifra) ed è considerato il capitano in pectore per il dopo-Buffon. Sentimenti, dunque, ma anche psicologia: nell’anno in cui i bianconeri vogliono definitivamente riappropriarsi di una credibile dimensione europea, iniziare la campagna-rafforzamento con una cessione pesante non assomiglia affatto a un ruggito minaccioso.