Da figlio prediletto a vitello grasso da sacrificare sull’altare del top player, il salto non è breve. E non dev’essere nemmeno tanto piacevole. Claudio Marchisio (foto by InfoPhoto) si trova sì a diecimila chilometri di distanza (in buona compagnia di altri ex intoccabili come El Shaarawy e De Rossi), ma le voci sul suo futuro sempre meno bianconero le ha sentite, oh se le ha sentite. E per le sue orecchie non sono suonate esattamente come la più melodiosa delle canzoni:

“Non ho sentito né la Juve, né altri club. Quando parlerò con la Juve, capirò se Marchisio è ancora un giocatore importante per loro. Altrimenti sarà normale guardarsi intorno. Si è detto che è decisiva la mia volontà, ma le cose si fanno in due. Le eventuali offerte da Manchester United e Monaco mi inorgogliscono, ma nessuno mi ha chiamato. Ora penso alla Conferedations Cup, poi capirò cosa c’è di vero”.

Brutto segno, quando i giocatori si mettono a parlare di se stessi in terza persona. Inzaghi, per dirne uno, lo faceva quando il discorso lo infastidiva. Marchisio, juventino ancor prima che giocatore della Juventus, si pone sulla scia di Antonio Conte: appartengo a questa famiglia ma sono anche un professionista, non rimango qui a dispetto dei santi e dei progetti. La palla passa a Marotta.