Quella tra Diego Armando Maradona e il Fisco italiano è una telenovela senza fine visto che il due volte campione del mondo con la nazionale argentina è stato rinviato a giudizio il 19 luglio dal Tribunale per aver sostenuto di “essere stato vittima di strumentale persecuzione orchestrata da Equitalia” e dunque per reato di diffamazione. Oltre al danno di esser costretto a pagare milioni d’interessi sul denaro evaso fiscalmente, ora anche la beffa per l’ex pibe de oro di una denuncia da parte dell’istituto tributario più famoso d’Italia.

La nota agenzia delle entrate infatti nel processo contro il campione argentino ha tenuto a specificare che la documentazione prodotta nei suoi confronti è assolutamente regolare e congrua nei confronti dei suoi movimenti fiscali. Maradona, oltre ad aver lanciato accuse ai danni di Equitalia per aver organizzato una macchinazione nei suoi riguardi, nel maggio del 2012 nel celebre programma televisivo “Che tempo che fa” condotto da Fabio Fazio si era lasciato andare a rivelazioni sconcertanti circa la sua volontà di compiere un gesto estremo ossessionato dalla questione del fisco. Una storia che forse grazie alle aule del tribunale potrà mostrare la parola fine anche se le parti in causa non sembrano al momento intenzionate a trovare un accordo.

La storia tra Maradona e il Fisco era iniziata nel 1989 quando alcune indagini da parte della Guardia di Finanza rivelarono che il fuoriclasse del Napoli, insieme ad altri campioni che militavano nel club ai tempi di Ferlaino come Careca e Alemao, aveva ricevuto del denaro da due società straniere per i diritti d’immagine, un movimento che fu ritenuto equiparabile all’evasione fiscale. Mentre i due brasiliani limitano i danni facendo ricorso e patteggiando l’ammenda, Maradona decide d’ignorare l’ingiunzione convinto di aggirare la questione fino a un suo eventuale decadimento. Sono gli anni più tumultuosi con il campione argentino che lascia il Napoli, si accasa in Spagna, torna in Argentina, entra nel tunnel della cocaina e termina gradualmente la carriera. Tutto tace fino a quando nel febbraio del 2005 una sentenza della Corte di Cassazione lo condanna a pagare 31 milioni di euro (ovvero la cifra iniziale commutata in euro di circa 6 milioni, più gli interessi). Dopo quasi 10 anni Equitalia è tornata alla carica presentando a Maradona un conto da ben 39 milioni di euro più la denuncia per diffamazione. Nonostante il ricorso presentato dai legali dell’ex calciatore nello scorso aprile sembrava potesse aprire uno spiraglio positivo, si attende il 19 luglio per la sentenza finale.