L’indagine cosiddetta Mafia Capitale coinvolge anche il capitano della Roma Francesco Totti. A tirarlo in ballo è Luca Odevaine, ex vice capo di gabinetto ai tempi di Walter Veltroni sindaco e successivamente capo della polizia provinciale, che ha deciso di collaborare con gli inquirenti.

“Totti pagò dei vigili in nero per proteggere i propri figli da un pericolo di rapimento”, le parole che Odevaine avrebbe riferito agli inquirenti.

I fatti risalirebbero al 2008, quando effettivamente circolò la voce del pericolo di rapimento di uno dei figli del capitano della Roma, che subito sporse denuncia.

La vicenda non è stata commentata da Totti, mentre i Carabinieri hanno diffuso una nota in cui hanno ricordato che in quel periodo ci furono indagini ‘finalizzate a verificare la fondatezza di notizie acquisite da persone dell’entourage del calciatore, circa un presunto piano di sequestrarne i bambini con finalità estorsive: le indagini, effettuate anche con mirate attività e perquisizioni domiciliari delegate dalla Procura di Roma, dimostrarono l’infondatezza delle notizie in argomento’.

Totti, De Rossi e le minacce ultras

Intanto, il quotidiano capitlino Il Tempo ha pubblicato gli estratti delle testimonianze che i calciatori giallorossi rilasciarono agli inquirenti della Digos dopo la dura contestazione subita al termine di Roma-Fiorentina valida per l’Europa League della scorsa stagione.

Ecco le dichiarazioni di Totti riportate da Il Tempo: ‘Al termine dell’incontro io e altri miei compagni di squadra ci siamo recati sotto il settore della Curva Sud dove i tifosi avevano reclamato a gran voce la nostra presenza con ripetuti cori Durante questo confronto siamo stati insultati e fatti oggetto di sputi, lancio d’accendini e bottigliette di plastica’

De Rossi: “Negli spogliatoi mi sono accorto di avere la maglia piena di sputi. Ho deciso di andare sotto la curva al termine della partita dopo un rapido cenno di intesa con Francesco Totti, per evitare che la contestazione potesse continuare all’esterno dello stadio. Tuttavia, mentre mi stavo recando verso la recinzione insieme ad altri miei compagni di squadra, ci siamo rapidamente accordati tra di noi di non cedere ad alcuna richiesta per farci togliere la maglia in segno di resa alla tifoseria”.

De Sanctis: “Ho subito numerosi insulti e subìto il lancio di numerosi oggetti quali accendini, bottigliette, aste di bandiere e anche sputi”. Pjanic – continua il portiere – venne colpito con un accendino. “Mi hanno gridato più volte napoletano di m.. e ‘mercenario’(…) Mi sono sentito intimorito dalla veemenza con la quale i tifosi si sono rivolti verso di noi”.