[aggiornamento] Ufficializzato il cambio in panchina con un comunicato apparso sul sito del club: “AC Milan comunica l’esonero del Signor Sinisa Mihajlovic dall’incarico di allenatore. Al Signor Mihajlovic vanno i più sentiti ringraziamenti per l’attività fin qui svolta con impegno e correttezza. La conduzione tecnica della Squadra è affidata, fino al termine dell’attuale stagione, al Signor Cristian Brocchi al quale AC Milan rivolge i più cordiali auguri di buon lavoro“.

Non ce l’ha fatta, Silvio Berlusconi, ad aspettare fino a fine stagione, per vedere Sinisa Mihajlovic esonerato. Forse stimolato dal confronto a distanza con l’inarrivabile Zamparini, quello che fu il presidente più ispirato del mondo ha deciso di sottoporre l’angosciato regno che presiede all’ennesima scossa tellurica di questi anni, cacciando un tecnico non straordinario ma fondamentalmente incolpevole, ed esponendo alle sferzate del vento il povero Cristian Brocchi, colpevole solo di aver abbozzato con la sua Primavera un gioco vagamente catalano e dunque gradito all’anziano tiranno.

La decisione è stata presa nella serata di ieri, nel corso di una cena di Arcore. A quanto risulta, Adriano Galliani avrebbe tentato di dissuadere fino all’ultimo Berlusconi dal procedere con il ribaltone, ma il presidente, che non aveva mai troppo digerito il tecnico serbo, questa volta non ha voluto sentire ragioni, e nella giornata di oggi verrà formalizzato il tutto. Il Milan non giuoca come piace a lui, non è padrone del campo e non ispira i menestrelli alla composizione di poemi in suo onore: colpa di Mihajlovic, ovviamente, e non di una squadra povera di talento, assemblata malissimo e priva di un’intelaiatura resistente, quel famoso zoccolo duro a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà (a meno che non si vogliano considerare i vari Montolivo, Abate, Balotelli, Zapata e Poli uno “zoccolo duro”, anche perché in quel caso il problema sarebbe vostro).

Nel caso non lo si sia capito: la mossa berlusconiana brilla per insensatezza. L’unica speranza concreta è che il cambio di allenatore possa dare alla squadra il classico colpo di frusta, come accade quasi sempre in queste circostanze. Quella scossa nervosa, insomma, che le possa consentire di raggranellare qualche punticino supplementare da qui al termine del campionato, utile a tenersi dietro il Sassuolo. E magari arrivare alla finale di Coppa Italia del 21 maggio con un po’ di entusiasmo in più. Ma nient’altro. In compenso, il rischio è quello di aver distrutto le (poche) cose buone messe insieme da Mihajlovic in questi 10 mesi, e di bruciare un giovane tecnico sulla pira della ragion politica, danneggiando anche la squadra Primavera (prima nel suo girone). Sul web cresce la rabbia dei tifosi per quella che, con più di un motivo, viene considerata l’ennesima, gratuita mortificazione per un club mai così autolesionista come negli ultimi anni.