Forse è ingiusto nei confronti di Sean Sogliano e Andrea Mandorlini, rispettivamente architetto e capocantiere del miglior Verona dai tempi dello scudetto, ma l’uomo-copertina della squadra rivelazione del torneo è sicuramente Luca Toni (foto by InfoPhoto). La doppietta alla Lazio ha consentito ai gialloblu di arrampicarsi fino all’impensabile altitudine di 29 punti in 17 giornate – traducibili in sesto posto in classifica, addio anticipato alla lotta per non retrocedere e balconata con vista sull’Europa – e al bomber modenese di raggiungere quota 7 centri in campionato e 116 totali in Serie A.

La cosa che più impressiona, dando un’occhiata alle sue statistiche, è la stupefacente costanza realizzativa di un attaccante che, a 36 anni suonati, non ha mai trascorso più di due stagioni e mezza consecutive nella stessa squadra. Vieri e Ibrahimovic sono stati considerati per tutta la loro carriera il prototipo dell’attaccante zingaro, ma Toni li supera entrambi: il primo ha collezionato 13 maglie in 4 campionati diversi, il secondo 7 maglie in 6 campionati, Toni ha messo insieme 15 maglie in 6 campionati. Accusato, come i due più illustri colleghi, di essere più legato ai soldi che ai colori sociali (dopo che si seppe del suo passaggio alla Fiorentina, a Palermo gli affibbiarono il nomignolo di “LucraToni”), il centravanti-vitellone ha risposto coi fatti, segnando a valanga ovunque è andato, senza far distinzione di nazione o categoria. Basti guardare l’inizio di carriera: nel 98-99 gioca in C1 con la Lodigiani e segna 15 gol; l’anno successivo passa al Treviso in Serie B e ne fa altri 15; l’anno ancora seguente va in A col Vicenza e ne segna 9. L’esplosione definitiva arriva nel 2001-2002, con 13 gol nel Brescia di Roberto Baggio. Dopo un secondo anno disastroso con le rondinelle, caratterizzato da un grave infortunio, Toni riparte da Palermo e dalla Serie B, diventando il simbolo della rinascita del calcio rosanero e contribuendo, con 30 gol, a riportare il club di Zamparini in Serie A dopo 31 anni di assenza. E’ la prima di cinque stagioni da quel che in seguito sarebbe stato definito Top Player, che lo porteranno da Palermo (50 gol in 80 presenze) a Firenze (49 gol in 71 presenze) fino al Bayern Monaco (57 gol in 82 presenze), con in mezzo un Mondiale con la nazionale, un Meisterschale e una Coppa di Germania coi bavaresi, oltre ai titoli di capocannoniere della Serie B (2004), della Serie A (2006), della Bundesliga (2008) e della Coppa UEFA (2008).

L’addio al Bayern Monaco, nel gennaio del 2010, e il ritorno in Italia, nella Roma di Ranieri, rappresentano l’inizio della parabola discendente di Luca Toni: 5 gol in sei mesi di maglia giallorossa, poi 3 in mezza stagione col Genoa e altri 2 nell’altra mezza stagione con la Juventus (uno dei quali valido per il 100esimo gol in Serie A). Nel gennaio del 2012 sverna a Dubai (7 presenze e 3 reti nell’Al-Nasr), prima che, l’estate successiva, lo richiamino i suoi vecchi amici Della Valle, per dare una mano alla nuova Fiorentina targata Montella: Toni risponde presente e con 8 reti in 27 giornate contribuisce al poderoso rilancio viola. Una stagione positiva, che non gli vale la riconferma a Firenze, ma gli garantisce un contratto con il Verona. Mai scelta fu più felice. Il Verona non si trovava così in alto dall’epoca dei Bagnoli e degli Elkjaer e si gode l’eterna primavera del bomber itinerante. Sullo sfondo, s’intravede quell’Europa che gli scaligeri non assaggiano da 27 anni.