Nelle ore successive alle minacce ricevute dal presidente Ferdinando Armeni, numero uno della società calabrese di calcio a 5 femminile Sporting Locri, che sulla propria auto ha rinvenuto vari messaggi intimidatori (“E’ ora di chiudere questo Sporting Locri. Andate via!”; “Forse non siamo stati chiari. Lo Sporting Locri va chiuso”), si è registrata la forte reazione del calcio italiano.

Dopo le minacce, Armeni ha deciso di abbandonare il campionato. “Game Over” si legge sulla copertina della pagina Facebook del club di Locri.

“Quello che è accaduto a Locri è assolutamente vergognoso”, le parole del presidente della Figc, Carlo Tavecchio, rilasciate all’Ansa.”Porteremo la nazionale femminile di calcio a 5 a Locri epr dimostrare la vicinanza al presidente, alla dirigenza e alle ragazze. Andremo a Locri perché non voglio che si spengano le lucisu questa bella realtà”.

Sulla stessa lunghezza d’onda è Giovanni Malagò, il presidente del Coni “Il prossimo 10 gennaio voglio vedere le ragazze in campo con il palazzetto dello sport pieno. Qualsiasi iniziativa di vicinanza e affetto nei contfronti delo Sporting Locri mi trova pronto”.

E si è fatta sentire anche una delle icone del calcio femminile italiano, Patrizia Panico, attaccante attualmente in forza alla Fiorentina.

“Alle ragazze dico di non andare avanti, magari di andare a giocare in altre città, ma di non ritirarsi. Mi auguro che lo Stato intervenga adeguatamente”, le parole della calciatrice.

Claudio Sammartino, Prefetto di Reggio calabria ha assicurato adeguate misure di protezione nei confronti della squadra.

Fabrizio Tonelli, presidente della Divisione Calcio a cinque, e Mario Oliverio, presidente della Regione Calabria, hanno sottolineato che “le intimidazioni non possono fermare il vivere civile. A protestare dobbiamo essere in tanti e con forza”.

Nelle scorse ore ha reso visita alla squadra anche il presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Antonio Cosentino.

Testimonianze di solidarietà che, almeno per il momento, non sono bastate a convincere Ferdinando Armeni a ritornare sulla sua decisione di lasciare il calcio.

“Questa non è ‘Ndrangheta“, ha dichiarato Armeni all’Huffington Post “si tratta di pochi sciacalli dementi che hanno rovinato una bella realtà. Ringrazio tutti per le tetimonianze di affetto, ma la solidarietà non c’era prima e non c’è ora”.

Armeni ha svelato l’ulimo biglietto di minacce, trovato sul parabrezza della propria auto, a cui sono state forate le quattro gomme “Resterai a terra come queste ruote… chi si siede qui solitamente?”. Il foglio era all’altezza del sediolino utilizzato dalla figlia di Armeni, di tre anni e mezzo.