Zero gol in 397 minuti: questo, al momento, il ben poco confortante score di Fernando Llorente (foto by InfoPhoto) in maglia Juventus, per quanto riguarda le prime 6 giornate di Serie A, a cui andrebbero aggiunti gli altri 176 minuti di digiuno messi insieme in Champions League. Un avvio di stagione decisamente poco in linea con quello della squadra, che in barba al cambio di allenatore è partita a razzo esattamente come gli altri anni, e addirittura peggiore di quello dello scorso anno, quando il centravanti spagnolo era confinato spesso e volentieri in panchina da Antonio Conte (solo 157 minuti in 6 giornate), ma era comunque riuscito a sbloccarsi dal punto di vista realizzativo.

Come sottolinea la Gazzetta dello Sport, è sicuramente presto per parlare di crisi del gol per il nativo di Pamplona: uno, perché anche altri attaccanti di livello, basti pensare a Gonzalo Higuain, stanno attraversando un periodo negativo e, si sa, mal comune mezzo gaudio; due, perché l’importanza di Llorente nell’economia del gioco bianconero si evince da altri particolari. Prendiamo i tiri verso la porta: sono appena 10, uno ogni 40′ circa. Decisamente pochi, per il centravanti di una squadra che gioca costantemente all’attacco come la Juve. Il numero di sponde, invece, è quasi triplo rispetto alla media degli altri attaccanti di Serie A, e anche il numero di occasioni da reti create per i compagni è significativamente maggiore, circa il 30%, rispetto ai suoi pari ruolo. Dati che ci raccontano meglio quale sia la vera dimensione di Llorente, ovvero una preziosissima spalla di Carlos Tevez, nonché una testa di ponte fondamentale per gli assalti degli incursori del centrocampo. Quando arriveranno anche i gol – e arriveranno presto – tanto meglio per Allegri.