Nessuno è profeta in patria, dice il Vangelo. Figuriamoci se il presunto profeta si chiama Allegri. Il Milan va a Livorno, casa del suo allenatore, con la convinzione che le due vittorie di Glasgow e Catania l’avessero strappato definitivamente dai tentacolacci della crisi, e se ne torna con la precisa consapevolezza che il lavoro da fare è ancora molto: 2-2 contro un Livorno tignoso e combattivo, e bisogna ringraziare Mario Balotelli, che salva il Diavolo da un destino peggiore con un capolavoro balistico a pochi minuti dal termine, bissando il suo gol d’apertura. Pessima prova complessiva dei rossoneri, triturati sul piano atletico dagli amaranto, incapaci di creare gioco e vittime dei consueti svarioni difensivi.

Disposto secondo il 4-3-3 che ha dato buoni frutti (relativi, ovviamente) nelle ultime due gare, con Balotelli al centro e Kakà e Birsa ai lati, il Milan parte bene anche a Livorno, passando praticamente al primo affondo: guizzo del 22 sulla sinistra e cross radente al centro per il Balo, che, pur ciccando il pallone riesce comunque a farlo rotolare alle spalle di Bardi. Il vantaggio immediato contro una squadra pericolante è generalmente l’anticamera per un match di tutto relax. Neanche per idea. Il Livorno reagisce in maniera furiosa, un po’ perché è composta per metà o quasi di ex Primavera Inter, un po’ perché questo Diavolo non fa paura a nessuno. Il pressing ringhiante della squadra di Nicola produce sì qualche intervento duro di troppo, e conseguenti cartellini, ma anche la sterilizzazione totale della manovra rossonera e un florido raccolto di palloni recuperati sulla trequarti. Ed è proprio in occasione di un’ennesima palla recuperata col pressing offensivo che i toscani trovano il meritato pareggio: segna Siligardi con un bel sinistro a giro dal limite, ma il merito è da spartire con Mexes, che lo marca a tre metri come se avesse paura di contrarre il morbo di Hansen, e con Gabriel, che si tuffa con evidente ritardo. Il pareggio, com’è ovvio, moltiplica le energie del Livorno, che mantiene costantemente l’iniziativa per tutta la prima frazione, pur non creando altri pericoli significativi. E il Milan? Nulla. Squadra sfilacciata, possesso palla scolastico, nessun antidoto al ritmo elevatissimo imposto dagli avversari, la solita faciloneria difensiva e zero ispirazione negli ultimi 16 metri, aspetto che non risolve nemmeno l’ingresso dopo 38’ di El Shaarawy per Birsa (infortunato ma anche inconcludente).

Il canovaccio non muta granché nella ripresa, anche se, per ovvi motivi fisici, il Livorno non riesce a mantenere la stessa intensità del primo tempo. Poco male per Nicola, perché i rossoneri continuano a non trovare lo straccio di un’idea. Balotelli allora decide di mettersi in proprio e all’8 sfiora un gol da urlo: sombrero su Coda, controllo di testa in corsa e destro volante che Bardi neutralizza con una prodezza felina. Ma è un fuoco di paglia e i toscani, cinque minuti più tardi, completano la rimonta con Paulinho, che si fa beffe dell’aborto di trappola del fuorigioco escogitata da Zapata e trafigge Gabriel sul primo palo. Per il Milan è notte fonda, come peraltro dimostra il successivo cambio: Nocerino, inutile, per Niang, che non ne azzecca una dal febbraio scorso. Come volevasi dimostrare: Kakà, in un raro momento di lucidità in una serata negativa, serve magnificamente in profondità il francese, che tuttavia sciupa tutto con uno sgorbio di piattone, due metri a lato. Entra anche De Sciglio per Poli, ma è il Livorno a sfiorare a ripetizione il terzo gol in contropiede. Ci pensa Balotelli, ancora lui, a salvare Allegri: a 7′ dalla fine, SuperMario si guadagna una punizione da 30 metri che poi trasforma con un terrificante destro sotto l’incrocio (quarto gol nelle ultime tre uscite). E per poco non concede anche il bis, con un altro destro ancora più spaventoso, da distanza ancora maggiore, che si schianta contro la parte inferiore della traversa. Giusto così, il coraggioso Livorno di Nicola non meritava di perdere almeno quanto il Milan sbrindellato di Allegri non meritava di vincere.